Il sole a punto alora si levava,
Quando lui giunse in su la prataria.
A gran furore il suo corno sonava,
E ad alta voce dopo il suon dicia:
- O re Gradasso, se forse te grava
Provarti solo alla persona mia,
Mena con teco il gran gigante Alfrera,
E, se te piace, mille in una schiera.
Mena Marsilio e il falso Balugante,
Insieme Serpentino e Falsirone;
Mena Grandonio, che è sì gran gigante,
Che un'altra volta il tratai da castrone,
E Ferraguto, che è tanto arrogante:
Ogni tuo paladino, ogni barone
Mena con teco, e tutta la tua gente;
Ché te con tutti non temo nïente. -
Con tal parole Astolfo avea cridato:
Oh quanto il re Gradasso ne ridia!
Pur se arma tutto e vassene sul prato,
Ché de pigliar Baiardo voglia avia.
Cortesemente Astolfo ha salutato,
Poi dice: - Io non so già che tu ti sia;
Io domandai de tua condizïone:
Gano me dice che tu sei buffone.
Altri m'ha detto poi che sei segnore
Leggiadro, largo, nobile e cortese,
E che sei de ardir pieno e di valore:
Quel che tu sia, io non faccio contese,
Anci sempre ti voglio fare onore;
Ma questo ti so ben dirti palese,
Ch'io vo' pigliarte, e sii, se vôi, gagliardo:
Altro del tuo non voglio, che Baiardo. -
- Ma tu fai senza l'osto la ragione, -
Diceva Astolfo - e convienla riffare;
Al primo scontro te levo de arcione,
E, poi che te odo cortese parlare,
Del tuo non voglio il valor d'un bottone,
Ma vo' che ogni pregion m'abbi a donare;
E te lasciarò andare in Pagania
Salvo, con tutta la tua compagnia. -
- Io son contento, per lo Dio Macone, -
Disse Gradasso - e così te lo giuro. -
Poi volta indrieto, e guarda il suo troncone,
Cinto di ferro e tanto grosso e duro,
Che non di tôrre Astolfo del ronzone,
Ma credia di atterrare un grosso muro.
Da l'altra parte Astolfo ben se afranca;
Forza non ha, ma l'animo non manca.
Già su la alfana se move Gradasso,
Né Astolfo d'altra parte sta a guardare;
L'un più che l'altro viene a gran fraccasso,
A mezo 'l corso si ebbeno a scontrare.
Astolfo toccò primo il scudo abasso,
Che per nïente non volìa fallare:
Sì come io dissi, al scudo basso il tocca,
E fuor de sella netto lo trabocca.
Quando Gradasso vede ch'egli è in terra,
Apena che a sé crede che il sia vero:
Ben vede mo che è finita la guerra,
E perduto è Baiardo, il bon destriero.
Levasi in piede, e la sua alfana afferra,
Vòlto ad Astolfo, e disse: - Cavalliero,
Con meco hai tu vinta la tenzone:
A tuo piacer vien, piglia ogni pregione. -
Così ne vanno insieme a mano a mano;
Gradasso molto li faceva onore.
Carlo né i paladini ancor non sano
Di quella giostra che è fatta, il tenore;
Ed Astolfo a Gradasso dice piano,
Che nulla dica a Carlo imperatore,
Ed a lui sol de dir lassi l'impaccio,
Ché alquanto ne vôl prender di solaccio.
E gionto avanti a lui, con viso acerbo
Disse: - E peccati te han cerchiato in tondo.
Tanto eri altiero e tanto eri superbo,
Che non stimavi tutto quanto il mondo.
Ranaldo e Orlando, che fôr di tal nerbo,
Sempre cercasti di metterli al fondo;
Ecco: usurpato te avevi Baiardo,
Or l'ha acquistato questo re gagliardo.