In questa logia il cavalliero intrava.
Di belle dame ivi era una adunanza;
Tre cantavano insieme, e una suonava
Uno instrumento fuor de nostra usanza,
Ma dolce molto il cantare acordava;
L'altre poi tutte menano una danza.
Come intrò dentro il cavalliero adorno,
Così danzando lo acerchiarno intorno.

Una di quelle con sembianza umana
Disse: - Segnor, le tavole son pose,
E l'ora della cena è prossimana. -
Così per l'erbe fresche ed odorose
Seco il menarno a lato alla fontana
Sotto un coperto di vermiglie rose:
Quivi è apparato, che nulla vi manca,
Di drappo d'oro e di tovaglia bianca.

Quattro donzelle se fôrno assettate,
E tolsen dentro a lor Ranaldo in megio.
Ranaldo sta smarito in veritate;
Di grosse perle adorno era il suo segio.
Quivi venner vivande delicate,
Coppe con zoie di mirabil pregio,
Vin di bon gusto e di suave odore:
Servon tre dame a lui con molto onore.

Poi che la cena comincia a finire,
E fôr scoperte le tavole d'oro,
Arpe e leuti se poterno udire.
A Ranaldo se acosta una di loro,
Basso alla orecchia li comincia a dire:
- Questa casa real, questo tesoro
E l'altre cose che non pôi vedere,
Che più son molto, sono a tuo piacere.

Per tua cagione è tutto edificato,
E per te solo il fece la regina;
Ben ti dei reputare aventurato,
Che te ami quella dama pellegrina.
Essa è più bianca che ziglio nel prato,
Vermiglia più che rosa in su la spina;
La giovenetta Angelica se chiama,
Che tua persona più che il suo core ama. -

Quando Ranaldo, fra tanta allegrezza,
Ode nomar colei che odiava tanto,
Non ebbe alla sua vita tal tristezza,
E cambiosse nel viso tutto quanto;
La lieta casa ormai nulla non prezza,
Anci li assembra un loco pien di pianto.
Ma quella dama li dice: - Barone,
Anci non pôi disdir, ché sei pregione.

Qua non te val Fusberta adoperare,
Né te varìa, se avesti il tuo Baiardo:
Intorno ad ogni parte cinge il mare;
Qui non te vale ardir né esser gagliardo.
Quel cor tanto aspro ti convien mutare:
Lei altro non disia fuor che il tuo sguardo.
Se de mirarla il cor non ti conforta,
Come vedrai alcun che odio ti porta? -

Così dicea la bella giovanetta,
Ma nulla ne ascoltava il cavalliero,
Né quivi alcuna de le dame aspetta,
Anci soletto va per il verziero.
Non trova cosa quivi che 'l diletta;
Ma con cor crudo, dispietato e fiero
Partir de quivi al tutto se destina,
E da ponente torna alla marina.

Trova il naviglio che l'avea portato,
E sopra a quel soletto torna ancora,
Perché nel mar si serebbe gettato
Più presto che al giardin far più dimora.
Non se parte il naviglio, anzi è acostato,
E questo è la gran doglia che lo acora;
E fa pensier, se non se pô partire,
Gettarse in mare ed al tutto morire.

Ora il naviglio nel mar se alontana,
E con ponente in poppa via camina;
Non lo potria contar la voce umana
Come la nave va con gran ruina.
Ne l'altro giorno una gran selva e strana
Vede, ed a quella il legno se avicina.
Ranaldo al litto di quella dismonta:
Subito un vecchio bianco a lui se afronta.