Egli era più che un bove di grandezza:
Il muso aveva proprio di serpente;
Sei palme avea la bocca di longhezza,
Ben mezo palmo è lungo ciascun dente.
La fronte ha de cingiale, in tal fierezza
Che non si può guardarla per nïente;
E di ciascuna tempia usciva un corno,
Che move a suo piacere e volge intorno.
Ciascuno corno taglia come spata;
Mugia con voce piena di terrore,
La pelle ha verde e gialla e varïata
Di negro e bianco e di rosso colore;
Avea la barba sempre insanguinata,
Occhi di foco e guardo traditore;
La mano ha d'omo ed armata de ungione
Maggior che quel de l'orso o del leone.
Ne l'ungie e dente avea cotanta possa,
Che piastra o maglia non li può durare;
E la pelle sì dura e tanto grossa,
Che nulla cosa la potria tagliare.
Questa bestia feroce ora se è mossa,
E va con furia Ranaldo a trovare
Su duo piè ritta, con la bocca aperta.
Mena Ranaldo un colpo con Fusberta,
E proprio a mezo il muso l'ebbe còlta.
Or par di foco la bestia adirata,
E con più furia a Ranaldo rivolta
Con la mano alta tira una ciampata.
Troppo non gionse avanti quella volta,
Ma quanta maglia prese, ebbe stracciata,
Tanto avea duro il dispietato ungione!
Sino alla carne disarmò il barone.
Ora per questo Ranaldo non resta:
Benché abbia il peggio, pur non si spaventa;
Tira a due mani al dritto della testa.
Quella bestia crudel par che non senta,
Anci a ogni colpo mena più tempesta;
Salta de intorno, né giamai se allenta:
Or de una zampa, ora de l'altra mena
Con tal prestezza che si vede apena.
In quattro parte è già il baron ferito,
Ma non ha il mondo così fatto core;
Vedesi morto, e non è sbigotito:
Perde il suo sangue, e cresce il suo furore.
Lui certamente avea preso il partito
Che al disperato caso era megliore;
Però che, se nol fa il mostro perire,
Pur lì di fame li convien morire.
Già se faceva il giorno alquanto scuro,
E dura la battaglia tutta fiata.
Ranaldo se è accostato a l'alto muro:
Il sangue ha perso, e la lena è mancata,
E ben è del morir certo e sicuro,
Ma mena pur gran colpi della spata;
Vero è che sangue al mostro non ha mosso,
Ma fraccassato li ha la carne e l'osso.
Or se 'l destina in tutto di stordire:
Mena un gran colpo quel baron soprano.
La mala bestia il brando ebbe a gremire:
Or che dee far il sir di Montealbano?
Diffender non si può, né può fuggire,
Perché Fusberta li è tolta di mano.
Ma poi vi dirò come andò il fatto:
In questo canto più di lui non tratto.
Canto nono
Odito aveti la sozza figura
Che avea la fiera orribile e deserta,
Qual con Ranaldo alla battaglia dura,
E come li ha di man tolto Fusberta.
E lui lasciamo in quella gran paura,
Ché bisogna che altrove io mi converta:
Or de una dama lo amoroso caldo
Contar conviensi, e poi torno a Ranaldo.