Voi vi doveti, segnor, racordare
Di Angelica, la bella giovanetta,
E come Malagise ebbe a lasciare;
E giorno e notte stava alla vedetta.
Or quanto gli rencresce lo aspettare,
Sappialo dir colui che il tempo aspetta:
Dico che aspetta promessa d'amore,
Perché ogni altro aspettare è rose e fiore.

Ella guardava verso la marina,
Verso la terra, per monte e per piano;
Se alcuna nave vede, la meschina,
O scorge vela molto di lontano,
Lei, compiacendo a se stessa, indivina
Che dentro vi è il segnor di Montealbano;
Se vede in terra bestia o ver carretta,
Sopra di quella il suo Ranaldo aspetta.

Ed ecco Malagise a lei ritorna
(E già non ha Ranaldo in compagnia),
Pallido, afflitto e con barba musorna:
Gli occhi battuti alla terra tenìa;
Non ha di drappo la persona adorna,
Ma par che n'esca alor di pregionia.
La dama, che in tal forma l'ebbe scorto,
- Ahimè, - cridava - il mio Ranaldo è morto! -

- Anci non è già morto per ancora, -
Rispose Malagise alla donzella
- Ma non puotrà già far lunga dimora,
Che non sia occisa la persona fella.
Che maledetto sia quel giorno e l'ora
Che fece una alma sì de amor ribella! -
Poi conta tutto a lei, di ponto in ponto,
Come alla rocca crudel l'avea gionto;

E come ad ogni modo vôl che 'l mora,
E che quel mostro l'abbia divorato.
Non domandati se la dama acora,
Che quasi il spirto al tutto li è mancato.
Ella parea di vita al tutto fora,
Con gli occhi vòlti e col viso agiacciato;
Ma, poi che fu tornata in suo vigore,
A Malagise disse: - Ahi traditore!

Traditor, crudo, perfido, ribaldo,
Che ancora ardisci a dimorarmi a canto,
Ed hai condotto il tuo cugin Ranaldo
Vicino a morte, con periglio tanto!
Ma se l'aiuto non gli dài di saldo,
Non ti varan demonii, né tuo incanto;
Ché incontinente ti farò bruciare,
E la tua polver gettarò nel mare.

Non pigliar scusa, falso truffatore,
De aver ciò fatto per la mia querella.
Ora non era partito megliore
Che, avendo uno a morire, io fossi quella?
Lui di beltate e di prodezza è il fiore,
Io vile e sciagurata feminella.
Ma, oltra a questo, non debbi pensare
Che senza lui io non puotria campare? -

Diceva Malagise: - Ancor soccorso,
Volendo tu, se li potrà donare;
Ma te bisogna prender questo corso,
E tu sia quella che il vada a campare;
Ché, benché sia crudel più che alcuno orso,
A suo dispetto converratti amare;
Sì che spazzati pure e sii ben presta,
Ché nostra indugia forse lo molesta. -

Così dicendo li porge una corda,
Di lacci ad ogni palmo ragroppata,
E una gran lima, che segava sorda,
E uno alto pan di cera impegolata:
Come le debbia adoprar li racorda.
Angelica dal vento è via portata,
Sopra a un demonio, che ha la faccia nera;
A Crudel Rocca gionse quella sera.

Ora voglio a Ranaldo ritornare,
Che era condutto a caso tanto scuro,
Che della morte non potea campare:
Perduto ha il brando che 'l facea sicuro.
Fuggendo intorno, ogni cosa ha a guardare;
Ed ecco avanza, quasi a mezo 'l muro,
Un travo fitto dece piedi ad alto.
Prese Ranaldo un smisurato salto,