L'altro gigante ancora è dentro chiuso;
Gionge Ranaldo, e già non sta a guardare:
Rompe la porta e favi entro un gran buso,
Poi con la man la prende a dimenare.
Il gran gigante se vede confuso,
Tema e vergogna il fanno dubitare.
Da capo a piedi egli era tutto armato:
Apre la porta, e fuora fu saltato.
E nella gionta mostra molto ardire;
Sopra a Ranaldo un gran colpo ha donato.
Ridendo quel baron li prese a dire:
- Io son contento di averti onorato.
Il sir de Montealban te fa morire:
Giù nello inferno tu serai lodato;
Ché ben lì trovarai gran compagnia,
Che io li ho mandato con Fusberta mia. -
Così dicendo quel baron valente
Mena un gran colpo fuor de ogni misura,
Fende al gigante il capo insino al dente;
Or fuggon gli altri tutti con paura.
Intra Ranaldo, e occide l'altra gente;
Ma quella vecchia dispietata e scura
Stava assettata sopra de un balcone;
Giù si gettò, come vide il barone.
Ben cento pedi quel balcone era alto:
Se la vecchia se occise, io nol domando.
Quando Ranaldo vide quel gran salto,
- Va - disse - al diavol, ch'io te racomando. -
Fatta è la sala già di sangue un smalto:
Sempre mena Ranaldo intorno il brando.
Acciò che tutto il fatto a un ponto scriva,
Non rimase al castello anima viva.
Da poi se parte, e torna alla marina:
Non ha più voglia nel naviglio entrare,
Ma così a piedi nel litto camina;
Ed una dama venne a riscontrare,
Che dicea: - Lassa! misera! tapina!
La vita voglio al tutto abandonare. -
Ma parlar più di ciò lascia Turpino,
E torna a dir de Astolfo paladino.
Era partito Astolfo già di Franza:
Baiardo il buon destrier menato avia;
L'arme ha dorate, e dorata ha la lanza,
E va soletto e senza compagnia.
Già passato ha il paese di Maganza,
E già la Magna grande e la Ongaria;
Passa il Danubio nella Transilvana,
La Rossia bianca, ed è gionto alla Tana.
Alla man destra volta giuso al basso,
E ne la Circasia fece la intrata.
Or quella regïone era in conquasso,
Tutta la gente se vedeva armata;
Però che Sacripante, il re circasso,
Una gran guerra aveva incominciata
Contra Agricane, re di Tartaria;
L'uno e l'altro segnor gran possa avia.
La cagione era di questo rumore
Non odio antiquo o zelosia di stato,
Né lo confin di regno o disonore,
Né lo esser per vittoria reputato;
Ma l'arme li avea posto in mano Amore,
Perché Agricane al tutto è destinato
Angelica per moglie di ottenire:
Essa ha proposto più presto morire.
Ed ha mandato in ogni regïone,
Presso e lontano, e per ogni paese;
O sia re grande, o sia picciol barone,
Invita ciascaduno a sue diffese;
E già molte migliaia di persone,
Per aiutar la dama, han le armi prese;
Ma prima assai de gli altri Sacripante,
Che lungamente li era stato amante.
Egli era innamorato oltra a misura
Della donzella, e lei lui poco amava;
Ma questa è più d'amor la gran sciagura,
Che il non essere amato non disgrava.
Or, per non far più lunga la scrittura,
Re Sacripante sua gente adunava,
E già se stava nel campo attendato,
Quando li venne Astolfo apresentato.