Perché aveva quel re fatto ordinare
Per ogni passo e per ogni sentiero
Dove persone potea capitare,
Che ciascun, paesano o forastiero,
Avanti a lui se debba appresentare;
E se de lui li faceva mestiero,
Con bono accordio seco il retenia;
Non se accordando, andava alla sua via.
Venne Astolfo da lui sopra Baiardo,
E fu da Sacripante assai mirato;
E ben lo stimò fior de ogni gagliardo,
Tanto lo vede gentilmente armato.
Già non aveva la insegna da il pardo,
Ma sopravesta e scudo avea dorato;
E perciò sempre per quel tenitoro
Nomossi il cavallier da il scudo d'oro.
Disseli Sacripante: - Sir valente,
Che soldo chiedi per la tua persona? -
Rispose Astolfo: - Tutta la tua gente,
Quanta ne è in campo sotto tua corona.
Altro partito non voglio nïente:
Così mi piglia, o così me abandona;
In altro modo non sapria servire,
Perché io so comandar, non obedire.
Ma acciò che pensi se me la dei dare
(Perché forse me stimi per un paccio),
Voglio una prova nel presente fare:
Che me leghi di dietro il manco braccio;
Questo esercito poi voglio pigliare,
Da tua persona a l'ultimo ragaccio;
E perché meraviglia non te mova,
Adesso adesso ne farò la prova. -
Il re, rivolto a' soi baron, dicia
Che li incresciva di quel cavalliero,
Che a tal partito il senno perso avia;
E che potrebbe anco esser de legiero
Che lo intelletto li ritornaria,
Quando di lui se pigliasse pensiero.
Altri diceva: - Deh! lasciamlo andare!
Poco de un paccio se può guadagnare. -
E così Astolfo fu licenziato,
E via cavalca senza altro pensiero.
Quel re di Circasia molto ha guardato
L'arme dorate e Baiardo il destriero;
E ne l'animo suo si ha destinato
De andar soletto dietro al cavalliero:
Poca fatica a quello alto re pare
L'arme ad Astolfo e quel caval levare.
De sopra a l'elmo trasse la corona,
Ché già non voleva esser cognosciuto;
Lo usato scudo e le insegne abandona.
Era questo re grande e ben membruto,
E forte a meraviglia di persona,
Molto avisato in guerra e proveduto:
Ma poi racontaremo sue prodece
Nella gran guerra che a Albraca se fece.
Lui segue Astolfo, come è sopra detto,
Che era davanti bene una giornata,
E cavalcava via tutto soletto.
Ed ecco scontra a mezo della strata
Un Saracin, che un altro sì perfetto
Non ha la terra, che è dal mar voltata;
Sua gran virtù conviene che se scopra
A quella guerra ch'io dissi di sopra.
Quel saracino ha nome Brandimarte,
Ed era conte di Rocca Silvana;
In tutta Pagania per ogni parte
Era sua fama nobile e soprana.
Di torniamenti e giostra sapea l'arte;
Ma, sopra tutto, la persona umana
Era cortese, il suo leggiadro core
Fu sempre acceso di gentile amore.
Costui menava seco una donzella,
Alor che con Astolfo se scontrava,
Che tanto cara gli è quanto era bella,
E di bellezza le belle avanzava.
Or come Astolfo il vide in su la sella,
Subitamente a giostra lo invitava:
- Prendi del campo, - Astolfo li dicia
- O ver lascia la dama, e va a tua via. -