Diceva Brandimarte: - Per Macone,
Prima vi voglio la vita lasciare;
Ma io te aviso, franco campïone,
Poi che donzella non hai a menare,
Che, se io te abato, te torò il ronzone,
E converratti a pedi caminare;
E già non stimo farti villania:
Tu non hai dama, e vôi tormi la mia. -
Aveva quel barone un gran destriero,
Che fu ben certo delli avantaggiati.
Or volta l'uno e l'altro cavalliero,
Da poi che insieme fôrno desfidati,
E ritrovârsi al mezo del sentiero,
E de gran colpi se fôrno atrovati.
Ma Brandimarte cadde con tempesta,
E scontrarno e destrier testa per testa.
Morì quel del barone incontinente:
Baiardo non curò di quella urtata.
Ciò non estima il cavallier valente;
Ma di perder la dama delicata
Al tutto se dispera nella mente,
Ché più che 'l proprio cor l'aveva amata.
Poi che ha perso ogni bene, ogni diletto,
Trasse la spada per darse nel petto.
Astolfo, che a quello atto ben comprese
Che il cavallier moriva disperato,
Subitamente di Baiardo scese,
E con parole assai l'ha confortato.
- Credi, - diceva - ch'io sia sì scortese,
Ch'io te toglia quel ben che hai tanto amato?
Teco giostrai per vittoria e per fama:
Mio sia l'onore, e tua sia questa dama. -
Il cavallier che a piedi l'ascoltava,
E prima di dolor volea morire,
Or di tanta allegrezza lacrimava,
Che non poteva una parola dire,
Ma e piedi al duca e le gambe baciava,
E forte singiottendo disse: - Sire,
Or se radoppia la vergogna mia,
Poi ch'io son vinto ancor di cortesia.
Ed io ben son contento tutta fiata
Di avere ogni vergogna per tuo onore;
Tu m'hai la vita al presente campata:
Sempre perder la voglio per tuo amore.
Io non posso mostrarti mente grata,
Ché di servirti non aggio valore;
E tu sei de ogni cosa sì compiuto,
Che a l'altri servi, e tu non chiedi aiuto. -
Mentre che stanno in questo ragionare,
Re Sacripante ariva alla foresta;
E quando la fanciulla ebbe a mirare,
Destina di lasciar la prima inchiesta,
Ché quella dama volìa conquistare,
Fra sé dicendo: "Oh che ventura è questa!
Io feci aviso avere arme e destriero;
Or far meglior guadagno è di mestiero."
Con alta voce crida il Saracino:
- Di qualunche di voi la dama sia,
A me la lascia, e vada al suo cammino,
O che si prova alla persona mia. -
- Tu non sei cavallier, ma sì assassino, -
Il franco Brandimarte li dicia
- Ché tu sei su il destriero, io sono a piedi,
Ed a robarme a battaglia mi chiedi. -
E poi ad Astolfo se ebbe ingenocchiare,
E li dimanda con ogni preghiere
Che il suo destrier li piaccia di prestare.
Ridendo Astolfo con piacevol ciere
Disse: - Il mio per nïente non vo' dare,
Ma il suo ti donerò ben voluntiere;
E guadagnar lo voglio per tuo amore:
Tuo fia il cavallo, e mio serà l'onore. -
A Sacripante poi disse: - Barone,
Prima che acquisti questa damigella,
Convienti fare un'altra questïone;
E se io ti getto fora de la sella,
Io te farò partir senza ronzone;
Se tu me abbatti, serò pure a quella,
E tu te pigliarai questo destriero;
Poi della dama a te lascio il pensiero. -