- O Dio Macon, - diceva Sacripante
- Quanto aiutarme tua mente procura!
Per l'arme venni e per quello afferante,
E trovai questa bella creatura!
Ed ora mi guadagno in uno instante
La dama col destriero e l'armatura! -
Così dicendo da Astolfo si scosta,
E, vòlto, disse a lui: - Vieni a tua posta. -

Ora son mossi con molto furore;
Nel corso ciascadun sua lancia aresta:
L'un se crede de l'altro esser megliore,
E vannose a ferir con gran tempesta.
Ma Sacripante cadde con dolore,
Sopra del prato percosse la testa.
Astolfo quivi in terra lo abandona:
Il suo destriero a Brandimarte dona.

- Odisti mai più piacevol novella, -
Diceva Astolfo - di questo barone,
Che se credette levarmi di sella,
Ed esso ne convien andar pedone? -
Così ne va parlando; e la donzella
Gli dice: - Il fiume della oblivïone
È qui davanti; sicché, cavallieri,
Pigliàti al nostro aiuto bon pensieri.

Se ogni om de noi non è cauto e prudente,
Noi siam tutti perduti questa sera;
Lo ardir, né l'arma non varrà nïente,
Ché qui presso a tre miglia è una rivera,
Che tra' l'omo a se stesso de la mente:
Non se può racordar più quel che egli era.
Onde io mi penso che assai meglio sia
Tornare a dietro e lasciar questa via;

Ché la rivera non si può passare,
Perché ciascuna ripa ha uno alto monte;
Da l'uno a l'altro una muraglia appare,
Che le due rocche tiene insieme agionte.
Stavi una dama nel mezo a mirare,
Sotto una torre, ch'è in guardia del ponte;
Con una coppa lucida e pulita
Ciascun che ariva a ber del fiume invita.

Come ha bevuto, perde ogni memoria,
Tanto che il proprio nome ha smenticato;
Ma se alcun più superbo, per sua boria,
Volesse a forza il ponte esser passato,
Serìa impossibil lui acquistar vittoria,
Ché sempre alcun barone appregïato
Tien quella dama fuora d'intelletto,
Per far vendetta d'ogni suo dispetto. -

Con tal parole la dama procura
Che il suo vïaggio si debba mutare.
Ciascun de' cavallier non ha paura,
Ed ha diletto tal cosa trovare;
E per veder quella strana ventura,
De esser là gionti mille anni li pare;
E cavalcando, vicino alla sera
Gionsero al ponte sopra alla rivera.

La damisella ch'era guardïana,
A loro incontra sopra al ponte è gita,
E con gentil sembiante, in voce umana,
A ber del fiume ciascadun invita.
- Ahi! - disse Astolfo - Via, falsa, puttana!
Ché l'arte tua malvaggia è pur finita:
Morir convienti, tientene ben certa,
Ché la tua fraude al tutto è discoperta. -

La damisella che il parlare intese,
Lascia cader il cristal che avea in mano.
Un sì gran foco nel ponte se accese,
Che il volervi passar serebbe vano.
L'altra donzella ben quello atto intese,
Ed ambi i cavallier prese per mano:
L'altra dama, dico io, di Brandimarte,
Che sa di questa ogni malizia ed arte.

Lei prese a mano ciascun cavalliero,
E quanto ne pô gir, tanto ne andava,
Drieto alla ripa, per stretto sentiero.
L'acqua incantata quivi si vargava
Sopra de un ponte che passa al verziero.
Per altrui quella porta non se usava,
Ma la nova donzella, che è ben scorta
Di questo incanto, sapea quella porta.