Brandimarte gettò la porta in terra,
E già se vede quel falso giardino,
Che tanti cavallier dentro a sé serra.
Quivi era chiuso Orlando paladino,
E il re Ballano, quel mastro di guerra,
E Chiarïone, il franco saracino;
Era lì dentro Oberto dal Leone,
Con Aquilante e il suo fratel Grifone.
Eravi ancora il forte re Adrïano,
Ed eravi Antifor de Albarosia;
Non cognoscon l'un l'altro, e insieme vano,
Né sapria dire alcun quel che lui sia,
Né se egli è saracino, o cristïano:
Tutti son persi per negromanzia.
Tutti li ha persi quella falsa dama,
Che Dragontina per nome se chiama.
Or se incomincia una gran questïone,
Ché Astolfo e Brandimarte sono entrati.
Il re Ballano e il forte Chiarïone
Per Dragontina stan quel giorno armati.
Adrïano e Antifor e ogni barone
Son tutti insieme, li altri smemorati;
Tutti en nel prato, il conte Orlando eccetto,
Che la logia mirava per diletto.
Era ancor tutto armato il cavalliero,
Perché gionto era pur quella matina;
E Brigliadoro, il suo franco destriero,
Legato è tra le rose ad una spina.
Lui de altra cosa non avea pensiero;
Ed eccoti qui gionge Dragontina,
Dicendo: - Cavallier, per lo mio amore
Non anderai dove odi quel rumore? -
Altro non pensa il cavallier soprano,
Salta in arcione e la visera serra:
Alla zuffa ne va col brando in mano.
Già Brandimarte ha Chiarïon per terra,
Ed Astolfo ha abbattuto il re Ballano,
Ed a cavallo e a pedi se fan guerra.
Ma, come prima gionse il conte Orlando,
Cognobbe Astolfo Durindana el brando;
E crida forte: - O cavallier pregiato,
Fiore e corona de ogni paladino!
Oh sempre Dio del cel ne sia lodato!
Non me cognosci ch'io son tuo cugino,
Che tanto per il mondo te ho cercato?
Chi te condusse per questo giardino? -
Il conte de nïente non lo ascolta,
Né se ricorda vederlo altra volta;
Ma con gran furia e senza alcun riguardo
Un grandissimo colpo a due man mena;
E se non fosse che il destrier Baiardo
È di tal senno e di cotanta lena,
Serebbe ucciso quel duca gagliardo,
Ché morto l'avria Orlando con gran pena:
Ben che il mur del giardin fosse molto alto,
Baiardo a un tratto lo passò de un salto.
Orlando fuor del ponte se ne uscia,
Ché quel nemico al tutto vôl pigliare;
E benché Brigliador forte corria,
Già con Baiardo non puotea durare,
Ma pur lo segue quanto più puotia.
Or non più adesso per questo cantare;
Ne l'altro avreti, se tornati a odire,
Del duca Astolfo un smisurato ardire.
Canto decimo
Orlando segue Astolfo a tutta briglia,
Forte spronando, ma nulla gli vale;
Corre Baiardo più che a meraviglia:
Giurato avria ciascun che l'avesse ale.
Il duca in ver levante il camin piglia,
Benché di Brandimarte gli par male,
Che gli era stato un pezo compagnone;
Or lo lasciava peggio che pregione.