Giunsero ad Albracà quella matina
Che la presa di Astolfo era seguìta;
Ed assalirno il campo con roina,
Benché Agricane ha una gente infinita.
Era nella prima ora matutina,
E l'alba pur allora era apparita,
Quando se incominciò la gran battaglia,
Che a l'una e l'altra gente diè travaglia.

Or chi potrà la quinta parte dire
Della battaglia cruda e perigliosa?
E l'aspro scontro, e il diverso colpire,
E il crido della gente dolorosa,
Che d'una e da altra parte hanno a morire?
Chi mostrarà la terra sanguinosa,
L'arme suonante e bandiere stracciate,
E il campo pien di lancie fraccassate?

La prima zuffa fu del re Varano,
Che senza alcun romor sua schiera guida.
Comandamento fa di mano in mano
Che pregion non si pigli, e ogni om se occida.
Fu lo assalto improviso e subitano,
Il campo tutto - A l'arme! a l'arme! - crida;
Chi si diffende, e chi prende armatura,
Chi se nasconde e fugge per paura.

Ma non bisogna già star troppo a bada,
Ché li inimici entro alle tende sono;
Vanno e Tartari al taglio de la spada,
Né trovan delli Ermeni alcun perdono;
Per boschi e per campagna, e fuor di strada
Fugge tutta la gente in abandono.
Ecco la furia adosso più li abonda:
Gionto è lo imperator de Trebisonda.

Con la sua gente e Tartari sbaraglia.
Ora ecco Ungiano, il forte campïone,
Ch'è gionto con quest'altri alla battaglia;
E già Torindo e il franco Savarone
La gente tartaresca abatte e taglia;
Alla riscossa sta sotto il penone
Re Sacripante, e Bordaco è rimaso
Con Trufaldino, il traditor malvaso.

La battaglia era tutta inviluppata:
Chi qua, chi là per lo campo fuggia.
La polvere tanto alto era levata,
Che l'un da l'altro non se cognoscia;
Ed è la cosa sì disordinata,
Che non giova possanza o vigoria
Del re Agricane, che è cotanto forte;
Ma a lui davanti son sue gente morte.

Quel re di gran dolor la morte brama;
Soletto fuor de schiera se tra' avante,
Ciascun de' soi baron per nome chiama:
Uldano, e Saritrone, e il fiero Argante,
E Pandragone, degno di gran fama,
Lurcone, e Radamanto, che è gigante,
Polifermo e Brontino e Santaria
Ad alta voce chiama tutta via.

Montato era Agrican sopra Baiardo;
Davanti a tutti vien con l'asta in mano.
Apre ogni schiere quel destrier gagliardo,
Con tanta furia vien sopra del piano;
Abatte ciascadun senza riguardo:
Ed ecco riscontrato ha il re Varano.
Avanti lo colpisce entro la testa,
Gettalo a terra con molta tempesta.

Brunaldo fu cacciato dello arcione
Da Polifermo; ed ecco il forte Argante
Che con la lancia atterra Savarone;
E Radamanto, quel crudo gigante,
Abatte Ungiano sopra del sabbione.
Or vede bene il franco Sacripante
Tutta sua gente morta e sbigotita,
Se sua persona non li porge aita.

Lascia sua schiera il re pien di valore
Sopra il destriero, ed abassa la lanza,
E Polifermo atterra con furore;
Brontino e Pandragon poco li avanza,
E questo Argante, che era imperatore,
Ché tutti in terra vanno ad una danza;
E poi ch'egli ha la spada in sua man tolta,
La gente tartaresca fugge in volta.