In altra parte combatte Agricane,
E meraviglia fa di sua persona;
Vede sua gente per coste e per piane
Fuggire in rotta, e che il campo abandona.
Per la grande ira morde ambe le mane,
E in quella parte crucïoso sprona;
Urta ed occide chi li viene avante,
O sia de' suoi, o sia de Sacripante.

Come di verno, nel tempo guazoso,
Giù de un gran monte viene un fiume in volta,
Che va sopra a la ripa ruinoso,
Grosso di pioggia e di neve disciolta:
Cotal veniva quel re furïoso,
Con ira grande e con tempesta molta.
Una gran prova poi, che egli ebbe a fare,
Vi vo' ne l'altro canto racontare.

Canto decimoprimo

Di sopra odisti il corso e la roina
Del re Agricane, quella anima fiera.
Come un gran fiume fende la marina,
Sì come una bombarda apre una schiera,
Così quel re col brando non afina,
Ogni stendardo atterra, ogni bandiera;
Taglia e nimici e spezza la sua gente,
Né l'un né l'altro non cura nïente.

Né Tartaro o Circasso lui riguarda,
Né de amici o nemici fa pensiero;
A quel vôl mal, che il camino gli intarda.
Ora è pur gionto quel segnor altiero
Dove discerne la prova gagliarda
Che fa il re Sacripante in sul destriero:
Vede fuggire e soi con alte stride,
E il re circasso vede, che li occide.

- Fuggitevi de qui, vituperati! -
Disse Agricane - popol da nïente;
Né miei vasalli più vi nominati,
Ch'io non voglio esser re de cotal gente.
Via nel mal ponto! e me quivi lasciati;
Ché io molto meglio restarò vincente
Sol, come io sono, de questa battaglia,
Che in compagnia de voi, brutta canaglia. -

Così dicendo, si fa largo fare,
E Sacripante alla battaglia invita.
Or non doveti, segnor, dubitare
Se ben l'accetta quella anima ardita;
E incontinente un messo ebbe a mandare
Dentro alla terra, alla dama fiorita;
Pregando lei che su la rocca saglia,
Per radoppiarli il core alla battaglia.

Venne la damisella sopra al muro,
E mandò un brando al re di Circasia,
Ad ogni prova tagliente e sicuro.
Il re Agricane gran doglia ne avia,
Pur diceva ghignando: - Io non mi curo,
Ché quella spada al fin serà la mia,
E Sacripante insieme, e quel castello,
Con quella ria putana de bordello.

Non se vergogna, brutta incantatrice,
Ad altro più che a me portare amore,
Ché se puotea chiamar tanto felice
E aver del mondo la parte maggiore.
Certo il ver de le femine si dice,
Che sempre mai se apprendeno al peggiore:
Il re de' re puotea aver per marito,
E un vil circasso tol per appetito. -

Così dicendo, turbato se volta,
Ed al nemico assai se è dilungato:
La grossa lancia su la coscia ha tolta.
E già da l'altra parte è rivoltato
Re Sacripante, e vien con furia molta;
E l'uno e l'altro insieme è riscontrato
Con tal romore e con tanta roina
Che par che il cel profondi e il mondo afina.