Sia mia la colpa, se colpa ne viene,
E vostre sian le lode tutte quante. -
Così dicendo più non se ritiene,
Ma con ruina sprona il suo aferrante.
La grossa lancia alla resta sostiene;
Primo e secundo che li viene avante,
E il terzo e il quarto abatte con furore:
Or se comincia altissimo romore.

Ché ciascun turco e ciascadun circasso,
Ciascun di Tribisonda e di Soria,
E gli altri tutti che al presente lasso,
Perché dietro a Torindo ognun seguia,
Ne' Tartari ferirno con fraccasso,
Contra a quei de Mongalia e di Rossia.
Ecco di sopra si lieva il polvino,
Ché da quel canto gionge Trufaldino,

Quel di Baldache, ch'è tanto potente.
Or comincia la zuffa smisurata,
Ché cento millia è tutta la sua gente,
Che in una schiera vien stretta e serrata.
Agricane a tal cose pone mente,
E vede la sua gente sbarattata;
E, vòlto a Sacripante, disse: - Sire,
Le vostre gente han fatto un gran fallire.

A te ben ne darò bon guidardone:
Tu prova contra a' mei quel che pôi fare. -
L'un va di qua, di là l'altro barone,
E comincia le schiere a sbarattare,
Menando i brandi con distruzïone.
Mai tanta gente se ebbe a consumare,
Ché trenta falcie più non fan nel prato,
Quanti ciascun di loro oggi ha tagliato.

Agricane inscontrò con Trufaldino.
Vede quel falso che non può campare;
Fassegli inanzi sopra del camino,
Dicendo: - Ben di me ti pôi vantare,
Se tu me abatti sopra de un roncino,
E il tuo destriero al mondo non ha pare!
Lascia il vantaggio, come il dover chiede,
Che alla battaglia te desfido a piede. -

Era Agricane assai di fama caldo:
Subito smonta alla verde campagna;
A un conte dà il destrier del bon Ranaldo,
Ché già non vôl che altrui quel se guadagna.
Ben colse il tempo Trufaldin ribaldo:
Volta la briglia, e mena le calcagna;
E prima che Agrican sia rimontato,
Lui tra sua gente è già remescolato.

Or si riversa tutta la battaglia
Verso la terra, e fuggono e Circassi.
Quei di Baldache, la brutta canaglia,
Fuggono e Sorïan dolenti e lassi,
Gettan per terra lancie e scudi e maglia,
E gettan le saette con turcassi.
Non vi è chi contra a' Tartari risponde:
Fuggono i Turchi e quei di Trebisonde.

E già son gionti ove il fosso confina
Sotto alla terra, che è cotanto forte.
Là gioso ogni om se getta con roina,
Ché il ponte è alciato, e chiuse son le porte.
Che debbe fare Angelica meschina,
Che vede le sue gente tutte morte?
Apre la porta e il ponte fa callare,
Ché già soletta lei non vôl campare.

Come la porta in quel ponte se apria,
Sia maledetto chi a drieto rimane.
La gente tartaresca che seguia,
È mescolata con loro alle mane.
Or la porta gataia giù cadia,
E restò dentro il forte re Agricane;
Trecento cavallier de sue masnate
Fôr con lui chiusi dentro alla citate.

Egli era in su Baiardo copertato:
Mai non fu visto un baron tanto fiero.
Bordaco il Damaschino era tornato
Dentro alla terra, e vede il cavalliero,
E con molta arroganza li ha parlato:
- Or tua possanza ti farà mestiero:
Non te varrà Baiardo a questo ponto.
Ve' che una volta pur vi fosti gionto!