In ogni modo te convien morire,
Né pôi mostrar valor né far deffesa. -
Il re Agrican ridendo prese a dire:
- Non facciam di parole più contesa,
Ma tu comincia, se hai ponto de ardire:
Della mia morte pigliane l'impresa,
Ché tu serai il primo a caminare
Là giù, dove molti altri aggio a mandare. -
Portava il re Bordaco una catena,
Che avea da capo una palla impiombata;
Con quella ad Agricane a due man mena,
Ma lui riscontra al colpo con la spata,
Né parve pur che lo toccasse apena,
Ché quella cadde alla terra tagliata.
Dicea il Tartaro a lui: - Sapra' mi dire
Qual sappia de noi duo meglio ferire. -
Così dicendo, quel baron possente
A due man mena sopra al bacinetto,
E quel fraccassa, e mette il brando al dente
E parte il mento e il collo insino al petto.
Veggendo quel gran colpo, l'altra gente
Tutti fuggian, turbati nello aspetto,
E tutti in fuga se pongono in caccia;
Il re Agrican li segue e li minaccia.
Egli è di core ardente e tanto fiero,
Che sempre voluntate lo trasporta;
Però che, se egli aveva nel pensiero
Tornare adrieto, ed aprir quella porta,
Prender la terra assai gli era leggiero,
Ed Angelica avere, o presa o morta.
Ma la ira, che ciascun di senno priva,
Dietro il pose alla gente che fuggiva.
Battaglia è ancora di fuor tutta fiata,
Molto crudele, orribile e diversa;
Qui l'una e l'altra gente è radunata:
Chi more, e chi del ponte se sumersa.
Tanto è quivi de' morti la tagliata,
Che il sangue che de' corpi fuor riversa,
Sparge per tutto e corre tanto grosso,
Che insino a l'orlo ha già cresciuto il fosso.
Ma dentro dalla terra altro terrore
E più crudel partito se apresenta.
Quel re sopra Baiardo con furore,
Terribile a vedere, ogniun spaventa.
Non fu battaglia al mondo mai maggiore,
Né dove tanta gente fosse spenta;
Tanti ne occise quel pagan gagliardo,
Che a pena e corpi passa con Baiardo.
Prima che fosse in Albraca serrato,
Come intendesti, il re de Tartaria,
Già se era prima dentro recovrato
Re Sacripante, pien di gagliardia.
Medicar se faceva disarmato,
E tanto sangue già perduto avia,
Che di star dritto non avea potere,
Ma sopra al letto stavasi a giacere.
Ora torniamo al potente Agricane,
Che assembra una fortuna di marina.
Il brando sanguinoso ha con due mane:
Mai non fo vista cotanta roina.
Oditi e gran lamenti e voce strane,
Ché tutta è occisa la gente tapina,
Re Sacripante, e in letto, con dolore,
Dimanda la cagion di quel romore.
Piangendo un suo scudier li prese a dire:
- Intrato è re Agricane, il maledetto,
Che la citade pone a gran martìre. -
Ciò odendo Sacripante esce del letto.
Ciascun de' suoi ben lo volea tenire,
Ma lui saltò di fuora al lor dispetto;
Né altre arme porta che il sol brando e il scudo,
Vestito di camisa, e il resto nudo.
E riscontra le schiere spaventate:
Nïun per tema sa quel che se faccia.
Lui li cridava: - Ah gente svergognate!
Poi che un sol cavallier tutti vi caccia,
Come nel fango non vi sotterrate?
Come osati ad alcun mostrar la faccia?
Gettati l'arme, e andati alla poltrogna,
Poi non sapeti quel che sia vergogna.