Vedeti come io vado disarmato
E quasi nudo, per avere onore. -
Il popol che fuggiva se è firmato,
Di meraviglia pieno e di stupore:
Ciascuno alle sue spalle è rivoltato,
Perché la fama del suo gran valore
Era tanto alta, e i fatti a non mentire,
Che a questi spaventati dava ardire.

Ecco Agricane in mezo della strata,
Che mena in rotta quella gente persa,
Ed ha quest'altra schiera riscontrata
Con Sacripante, che il passo attraversa.
Nova battaglia qui se è cominciata,
Più de l'altra feroce, e più diversa,
Benché e Tartari sono poca gente;
Ma dà a lor core il suo segnor valente.

Da l'altra parte tanto eran spronati
Quei della terra da quel re circasso,
Che se stimano al tutto svergognati,
Se son cacciati adesso di quel passo.
Quivi de frezze e de dardi lanciati,
Di mazze e spade ve era tal fraccasso,
Qual più giamai stimar se puote in guerra;
Altri che morti non se vede in terra.

Sopra a tutti l'ardito Sacripante
Di sua persona fa prova sicura.
Senz'arme indosso agli altri sta davante,
Che meraviglia è pur che ancora dura.
Ma tanto è destro, e di gambe aiutante,
Che alcuna cosa non gli fa paura;
Né con il scudo copre sol se stesso,
Ma li altri colpi ancor ripara spesso.

Ora un gran sasso mena, or getta un dardo
Ora combatte con la lancia in mano,
Or coperto del scudo, con riguardo,
Col brando sta a' nemici prossimano;
E tanto fa, che Agricane il gagliardo
Ogni sua forza adoperava in vano:
Né vi vale il vigor, né lo ardimento;
Già morti sono e soi più de trecento.

Né lui se può da tanti riparare,
Dardi e saette adosso li piovia;
Re Sacripante sol gli dà che fare,
E li altri lo tempestan tutta via.
Rotto è il cimer, ché penne non appare,
E il scudo fraccassato in braccio avia;
L'elmo di sasso al capo li risuona,
De arme lanciate ha piena la persona.

Qual, stretto dalla gente e dal romore,
Turbato esce il leon della foresta,
Che se vergogna di mostrar timore,
E va di passo torcendo la testa;
Batte la coda, mugia con terrore,
Ad ogni crido se volge ed arresta:
Tale è Agricane, che convien fuggire,
Ma ancor fuggendo mostra molto ardire.

Ad ogni trenta passi indietro volta,
Sempre minaccia con voce orgogliosa;
Ma la gente che il segue è troppo molta,
Ché già per la cità se sa la cosa,
E da ogni parte è qui la gente colta.
Ecco una schiera che se era nascosa,
Esce improviso, come cosa nova,
Ed alle spalle a quel re se ritrova.

Ma ciò non puote quel re spaventare,
Che con furia e roina se è addricciato.
Pedoni e cavallier fa a terra andare;
Prende il brando a due mane il disperato.
Or quivi alquanto lo voglio lasciare,
Ed a Ranaldo voglio esser tornato,
Che da Rocca Crudele è già partito,
E sopra al mar camina a piè sul lito.

Ciò me sentisti ben di sopra dire,
E come riscontrato ha quella dama,
Che par che di dolor voglia morire.
Cortesemente quel baron la chiama,
E prega lei per ogni suo desire,
Per quella cosa che più nel mondo ama,
E per lo Iddio del celo, e per Macone,
Che del suo dôl li dica la cagione.