Piangendo respondia la sconsolata:
- Io farò tutto il tuo voler compiuto.
Oh Dio! che al mondo mai non fossi nata,
Dapoi che ogni mio bene ho io perduto!
Tutta la terra cerco, ed ho cercata,
Né ancor cercando spero alcuno aiuto;
Però che ritrovarme è di mestieri
Un che combatta a nove cavallieri. -

Dicea Ranaldo: - Io non mi vo' dar vanto,
Già de duo cavallier, non che di nove;
Ma il tuo dolce parlare e il tuo bel pianto
Tanta pietate nel petto mi move,
Che, se io non son bastante a un fatto tanto,
L'ardir mi basta a voler far le prove;
Siché del caso tuo prendi conforto,
Ché certo o vinceraggio, o serò morto. -

Disse la dama: - A Dio ti racomando!
Della proferta ti ringrazio assai;
Ma tu non sei colui ch'io vo cercando,
Ch'io credo ben che nol trovarò mai.
Sappi che tra quei nove è il conte Orlando.
Forse per fama cognosciuto l'hai;
E gli altri ancor son gente de valore:
Di questa impresa non avresti onore. -

Quando Ranaldo ascolta la donzella,
Ed ode il conte Orlando nominare,
Piacevolmente ancora a sé l'appella,
Prega che Orlando li voglia insegnare.
Così da lei intese la novella
De il fiume che non lascia ricordare;
E il tutto li contò de ponto in ponto,
Come Orlando con gli altri lì fo gionto.

Intende che la dama che parlava,
È quella che partì da Brandimarte.
Ranaldo strettamente la pregava
Che lo voglia condure in quella parte;
E prometteva in sua fede, e giurava
Che faria tanto, o per forza o per arte,
O combattendo o simulando amore,
Che traria quei baron tutti di errore.

Vedea la dama quel barone adatto,
E di persona sì bene intagliato,
Che aconcio li pareva a ogni gran fatto,
Ed era ancora non vilmente armato.
Ma questo canto più breve vi tratto,
Però che l'altro vi fia prolongato
Nel racontar d'una lunga novella
Che a narrar prese questa damigella.

Canto duodecimo

Io ve ho contato la battaglia oscura,
Che ancor mi trona in capo quel romore
De Sacripante, che è senza paura,
E de Agricane, il franco e alto segnore;
Più quella cruda voce non me dura,
E dolcemente contarò de amore:
Teneti voi, segnor, nel pensier saldo
Dove io lasciai parlarvi de Ranaldo.

La damisella subito dismonta,
E il palafreno a lui donar volìa.
Dicea Ranaldo a lei: - Tu mi fai onta
Ad invitarme a tanta vilania. -
Lei rispondeva con parole pronta,
Che seco a piedi mai nol menaria:
Al fin, per far questa novella corta,
Lui montò in sella e quella in groppa porta.

La dama andava alquanto spaventata,
Per la temenza che avea del suo onore;
Ma poi che tutto il giorno ha cavalcata,
Né mai Ranaldo ragionò de amore,
Alquanto nel parlar rasicurata,
Disse a lui: - Cavallier pien di valore,
Or entrar nella selva si conviene,
Che cento leghe di traverso tiene.