Né mostra avere inteso quei richiami,
Né che tanto crudel l'abbia nomata;
Ma, vedendol giacer tra i verdi rami,
Quasi smarita alquanto se è firmata.
Poi disse a lui: "Prasildo, se tu me ami,
Come già dimostrasti averme amata,
A tal bisogni non me abandonare,
Perché altramente io non posso campare.

E se io non fossi a l'ultimo partito
Insieme della vita e dello onore,
Io non farebbi a te cotale invito,
Ché non è al mondo vergogna maggiore
Che a richieder colui che hai deservito.
Tu m'hai portato già cotanto amore,
Ed io fui sempre a te tanto spietata;
Ma ancor col tempo te serò ben grata.

Ciò ti prometto su la fede mia,
E già de l'amor mio te fo sicuro,
Pur quel ch'io cheggio da te fatto sia.
Or odi, e non ti para il fatto duro:
Oltra alla selva della Barbaria
È un bel giardino, ed ha di ferro il muro;
In esso intrar si può per quattro porte,
L'una la Vita tien, l'altra la Morte,

Un'altra Povertà, l'altra Ricchezza:
Convien chi ve entra, alla opposita uscire.
In mezo è un tronco a smisurata altezza,
Quanto può una saetta in su salire;
Mirabilmente quello arbor se apprezza,
Ché sempre perle getta nel fiorire,
Ed è chiamato il Tronco del Tesoro,
Che ha pomi de smeraldi e rami d'oro.

Di questo un ramo mi conviene avere,
Altramente son stretta a casi gravi;
Ora palese ben potrò vedere
Se tanto me ami quanto demostravi.
Ma se impetro da te questo apiacere,
Più te amarò che tu me non amavi;
E mia persona ti darò per merto
Di tal servigio: tientine ben certo."

Quando Prasildo intende la speranza
Esserli data di cotanto amore,
De ardire e di desio se stesso avanza,
Promette il tutto senza alcun timore.
Così promesso avria, senza mancanza,
Tutte le stelle, il celo e il suo splendore;
E l'aria tutta, con la terra e il mare,
Avria promesso senza dubitare.

Senza altro indugio si pone a camino,
Lasciando ivi colei che cotanto ama;
In abito va lui de peregrino.
Or sappiati che Iroldo e la sua dama
Mandavano Prasildo a quel giardino,
Che l'Orto di Medusa ancor se chiama,
Acciò che il molto tempo, al longo andare,
Li aggia Tisbina de l'animo a trare.

Oltra di ciò, quando pur gionto sia,
Era quella Medusa una donzella
Che al Tronco del Tesor stava a l'ombria.
Chi prima vede la sua faccia bella,
Scordasi la cagion de la sua via;
Ma chiunche la saluta, o li favella,
E chi la tocca, e chi li sede a lato,
Al tutto scorda del tempo passato.

Quello animoso amante via cavalca
Soletto, o ver da Amore acompagnato.
Il braccio de il mar Rosso in nave varca,
E già tutto lo Egitto avea passato,
Ed era gionto nei monti di Barca,
Dove un palmier canuto ebbe trovato;
E ragionando assai con quel vecchione,
Della sua andata dice la cagione.

Diceva il vecchio a lui: "Molta ventura
Or t'ha condotto meco a ragionare;
Ma la tua mente pavida assicura,
Ch'io te vo' far il ramo guadagnare.
Tu sol de entrare a l'orto poni cura;
Ma quivi dentro assai è più che fare:
Di Vita e Morte la porta non se usa,
E sol per Povertà viense a Medusa.