Essa da lui al fin fu scongiurata,
Per quella cosa che più al mondo amava,
Che li dicesse perché era turbata
E di tal noglia piena si mostrava,
Ad essa proferendo tutta fiata
Voler morir per lei, se il bisognava;
Ed a risposta tanto la stringia,
Che odete quel che odir già non volia.
Perché Tisbina li disse: "Lo amore
Che con tanta fatica hai guadagnato,
È in tua possanza, e serà ancor quattr'ore.
Per mantenirte quel che te ho giurato,
Perdo la vita, ed ho perso l'onore;
Ma, quel ch'è più, colui che tanto ho amato
Perdo con seco, e lascio questo mondo;
E a te, cui tanto piacqui, me nascondo.
S'io fossi stata in alcun tempo mia,
Avendomi tu amata, sì come hai,
Avrei commessa gran discortesia
A non averte amato pur assai;
Ma io non puotevo, e non se convenia:
Duo non se ponno amare, e tu lo sai;
Amor non ti portai giammai, barone,
Ma sempre ebbi di te compassïone.
E quello aver pietà della tua sorte
M'ha di questa miseria centa intorno;
Ché il tuo lamento mi strense sì forte,
Allora che te odiva al bosco adorno,
Che provar mi convien che cosa è morte,
Prima che a sera gionga questo giorno."
Con più parole poi raconta a pieno
Sì come Iroldo e lei preso ha il veleno.
Prasildo ha di tal doglia il cor ferito,
Odendo questo che la dama dice,
Che sta senza parlargli sbigotito;
E dove se credeva esser felice,
Vedese gionto a l'ultimo partito.
Quella che del suo core è la radice,
Colei che la sua vita in viso porta,
Vedesi avanti agli occhi quasi morta.
"Non è piaciuto a Dio, né a te, Tisbina,
Della mia cortesia farne la prova, -
Dice il barone - accioché una roina
De amor crudele il nostro tempo trova.
Gionger duo amanti di morte tapina
Non era al mondo prima cosa nova;
Ora tre insieme, sì come io discerno,
Seran sta sera gionti nello inferno.
Di poca fede, or perché dubitasti
Di richiedermi in don la tua promessa?
Tu dici che nel bosco me ascoltasti
Con gran pietade. Ahi fiera! il ver confessa,
Ché già nol credo; e questa prova basti,
Che, per farme morir, morta hai te stessa.
Or che me sol almanco avessi spento,
Ch'io non sentissi ancor di te tormento!
Tanto ti spiacque ch'io te volsi amare,
Crudel, che per fuggirme hai morte presa?
Sasselo Idio ch'io non puote' lasciare,
Benché io provassi, di amarte l'impresa.
Me nel bosco dovevi abandonare,
Se de amarme cotanto al cor ti pesa;
Chi te sforzava de quel proferire
Che poi con meco al fin te fa morire?
Io non volevo alcun tuo dispiacere,
Né lo volsi giamai, né il voglio adesso;
Che tu me amassi cercai di ottenere,
Né altro da te mai chiesi per espresso.
E se altrimenti ti desti a vedere,
Di scoprirne la prova sei apresso,
Perch'io te asolvo da ogni giuramento,
E stare e andar ne puoi a tuo talento."
Tisbina, che il baron cortese odìa,
Di lui fatta pietosa, prese a dire:
"Da te son vinta in tanta cortesia,
Che per te solo io non voria morire.
Volse Fortuna che altrimenti sia,
Né posso farti un lungo proferire,
Però che il viver mio debbe esser poco;
Ma in questo tempo andria per te nel foco."