CAP. XIII. Come il re d’Ungheria vicitava il regno di Puglia.

In questi dì essendo la mortalità già cominciata nel Regno per tutto, nondimeno il re cavalcava vicitando le terre del Regno. Ed essendo stato in Abruzzi, in Puglia, e in Principato, tornò a Napoli del mese d’aprile del detto anno: e trovati già morti alquanti de’ suoi baroni, sentì che certi conti e baroni del Regno faceano cospirazione contro a lui. E impaurito in se medesimo per la morte de’ suoi, e per la generale mortalità, avegnachè fosse di molto franco cuore, non gli parve tempo da ricercare quelle cose con alcuno sospetto: anzi con savia continenza mostrava a’ baroni piena confidenza. E copertamente (eziandio al suo privato consiglio) intendea a fornire tutte le buone terre e castella del Regno di gente d’arme e di vittuaglia. E con seco aveva uno barone della Magna che avea nome Currado Lupo. Costui aveva il re provato fedele e ardito in molti suoi servigi, e a lui accomandò milledugento cavalieri tedeschi che aveva nel Regno. E un suo fratello, ch’avea nome Guelforte, mise nel castello nuovo di Napoli dove era l’abitazione reale, con buona compagnia, e bene fornito d’ogni cosa da vivere, e d’arme e di vestimento e calzamento, e gli accomandò la guardia di quello castello; e fornì il castello di Capovana, e quello di Santermo sopra la città di Napoli, e il castello dell’Uovo. E tratto del Regno il doge Guernieri Tedesco, cui egli avea soldato con millecinquecento barbute quando entrò nel Regno, non fidandosi di lui, lasciò suo vicario alla guardia del detto reame il detto Currado Lupo; e ’l doge Guernieri malcontento del re, con sue masnade di Tedeschi si ridusse in Campagna.

CAP. XIV. Come il re d’Ungheria partitosi del Regno tornò in Ungheria.

Avendo il detto re ordinata la sua gente e le sue terre in tutte le parti del Regno, le quali e’ possedeva: e ammaestrati in segreto i suoi vicari e castellani di buona guardia, non mostrando a’ baroni del Regno, nè eziandio a’ suoi, che del Regno si dovesse partire, si mosse da Napoli, dove avea fatto poco dimoro, e andonne in Puglia; e ordinata la guardia delle terre e delle castella di là in mano di suoi Ungheri, avendo fatto armare nel porto di Barletta una sottile galea, subitamente, improvviso a tutti quelli del Regno, all’uscita di Maggio l’anno 1348, vi montò suso con poca compagnia, e fece dare de’ remi in acqua, e senza arresto valicò sano e salvo in Ischiavonia, e di là con pochi compagni a cavallo se n’andò in Ungheria. Questa subita partita di cotanto re fu tenuta follemente fatta da molti, e da lieve e non savio movimento d’animo, e molti il ne biasimarono. Altri dissono che provvedutamente e con molto senno l’avea fatto, avendo diliberato il partire nell’animo suo per tema della mortalità, e non vedendo tempo da potersi scoprire contra i baroni, i quali sentiva male disposti alla sua fede, come detto è, e commendaronlo di segreto e provveduto partimento.

CAP. XV. Novità del reame di Tunisi, e più rivolgimenti di quello.

In questo mese di maggio avendo Balase re del Garbo e della Bella Marina prima conquistato il reame di Trenusi, e montatone in superbia ambizione, trattò con Alesbi fratello del re di Tunisi: e fatta sua armata per mare, e grande oste per terra, improvviso al re di Tunisi fu addosso, e senza contasto, avendo il ricetto d’Alesbi, entrò nella città, e prese il re, e di presente il fece morire. E avendo la signoria, non attenne i patti ad Alesbi, il quale partito di Tunisi, e aggiuntosi grande copia d’Arabi del reame, venne verso Tunisi. Il re Balase accolta grande oste andò contro a lui, e commissono insieme mortale battaglia, nella quale morì la maggiore parte della gente del re Balase, ed egli sconfitto si fuggì in Carvano, suo forte castello; e assediato in quello dagli Arabi, per danari s’acconciò con loro, e tornossi a Tunisi. Alesbi da capo co’ gli Arabi tornò sopra Tunisi: ma Balase si tenea la guardia delle terre, sicchè gli Arabi non potendo combattere si tornarono in loro pasture. Avea Balase quando si partì di suo reame lasciato nella città reale di Fessa Maumetto suo nipote, e in Tremus Buevem suo figliuolo. Costoro avendo sentito come Balase era sconfitto e assediato dagli Arabi, senza sapere l’uno dell’altro, catuno si rubellò e fecionsi fare re: il figliuolo in Tremus, e il nipote in Fessa. E sentendo Buevem che Maumetto s’era levato re in Fessa, parendogli ch’egli avesse occupata la sua eredità, propose nell’animo suo d’abbatterlo, e così gli venne fatto, come innanzi al suo debito tempo racconteremo.

CAP. XVI. Come per la partita del re d’Ungheria del Regno i baroni e’ popoli si dolsono.

Sentendo gli uomini e i baroni del Regno la subita partita del re d’Ungheria si maravigliarono forte, non ne avendo di ciò conosciuto alcuno indizio. E molte comunanze e baroni ch’amavano il riposo del Regno, e portavano fede alla sua signoria ne furono dolenti; perocchè non ostante che fosse nato e nutricato in Ungheria, e avesse con seco assai di quella gente barbara, molto mantenea grande giustizia, e non sofferia che sua gente facesse oltraggio o noia a’ paesani, anzi gli puniva più gravemente: e fece de’ suoi Ungheri per non troppo gravi falli aspre e spaventevoli giustizie. E le strade e i cammini facea per tutto il Regno sicure. E avea spente le brigate de’ paesani, delle quali per antica consuetudine soleano grandi congregazioni di ladroni fare, i quali sotto loro capitani conturbavano le contrade e’ cammini: e per questo pareva a’ paesani essere in istato tranquillo e fermo da dovere bene posare. E alquanti altri baroni che male si contentavano, e gentili uomini di Napoli, per la morte del duca di Durazzo, e per la presura de’ reali a cui e’ portavano grande amore, e perchè il re non facea loro troppo onore, gli volevano male, e furono contenti della sua partita. Gli altri se ne dolsono assai, e parve loro che il Regno rimanesse in fortuna e in male stato, e che il peccato commesso della morte del re Andreasso, e l’aggravamento de’ peccati commessi per la troppa quiete de’ paesani, e per la soperchia abbondanza in che si sconoscevano a Dio, non fosse punita, e meritasse maggior disciplina e spogliamento di que’ beni, dai quali procedeva la viziosa ingratitudine, come avvenne, e seguendo nostra materia diviseremo.

CAP. XVII. Come si reggeva la sua gente nel Regno partito il re.

Partito il re d’Ungheria del Regno, la cavalleria dei Tedeschi e degli Ungheri, governata per buoni capitani, con le masnade de’ fanti a piè toscani che aveano con loro, si manteneano chetamente senza villaneggiare i paesani. E rispondea l’una gente all’altra tutti ubbedendo a M. Currado Lupo, cui il re avea lasciato vicario, il quale manteneva giustizia ov’egli distrignea. E gli uomini del Regno benchè si vedessono in debole signoria, non si ardivano a muovere contro ai forestieri, e non parea però loro bene stare. Ma i baroni che non amavano il re d’Ungheria, volevano che la reina e M. Luigi tornassono nel Regno; e l’università di Napoli, co’ gentiluomini di Capovana e di Nido, d’un animo deliberarono il simigliante; e mandarono in Proenza, dicendo che di presente dovessono tornare nel Regno, e fare capo a Napoli ove sarebbono ricevuti onorevolemente, mostrando come i paesani si contentavano male della signoria de’ Tedeschi e degli Ungheri, e che in brieve tempo col loro aiuto sarebbono signori del reame. Aggiugnendo che i soldati Ungheri e Tedeschi si rammaricavano forte, che il re d’Ungheria non mandava danari per le loro paghe, ond’eglino erano di lui malcontenti; e il doge Guernieri colla sua compagnia de’ Tedeschi ch’era in Campagna s’offeria d’essere colla reina e con M. Luigi contro alla gente del re d’Ungheria, in quanto il volesse conducere al suo soldo: promettendo fedelmente per se e per le sue masnade d’aiutarli riacquistare il Regno.