CAP. LXV. Come il re di Cicilia racquistò più terre.

In questo tempo, don Luigi di Cicilia coll’aiuto de’ Catalani dell’isola e della loro setta, accolti insieme in arme a piè e a cavallo si mossono da Catania con la persona del loro signore, e cavalcando sopra le terre ch’ubbidiano l’altra setta di Chiaramonti e il re di Puglia, e trovandole mal fornite alla difesa, s’arrenderono e ubbidirono, vedendo la persona di don Luigi, senza farli resistenza. E appresso preso più ardire, del mese di luglio con sei galee armate e con l’altra gente per terra venne a Palermo, e posevisi intorno credendolasi riavere, ma vedendo ch’e’ si difendeano colla gente forestiera che v’era per lo re Luigi di Puglia, fece danno assai nelle villate di fuori, e poi se ne ritornò a Catania.

CAP. LXVI. Novità di Padova.

Essendo messer Iacopino da Carrara signore di Padova, e avendo lungamente tenuta la signoria in compagnia di Francesco suo nipote carnale, avendosi portato insieme grande onore, non sentendosi alcuna cagione d’odio o di sospetto tra loro, salvo che messer Francesco volea pace co’ signori di Milano, e messer Iacopo la volea con loro, e voleala co’ signori di Mantova insieme con cui erano collegati, non dovea però per questo essere cagione d’odio tra loro, ma piuttosto quello che non soffera d’avere consorto nella signoria tra gli animi ambiziosi di quella; e per questo Francesco ch’era più giovane e più atto a guerra, e avea il seguito della gente d’arme, una sera, a dì 26 del mese di luglio del detto anno, essendo messer Iacopino nella sua sala posto a cena, messer Francesco con suoi compagni armati copertamente venne al palagio, dove non gli era nè di dì nè di notte vietata porta, e andato suso, trovò il zio che cenava, e accogliendo il nipote senza alcuno sospetto, fu da lui preso, e incamerato e messo in buona guardia, senza essere per lui alcuna resistenza fatta nel palagio. La mattina vegnente messer Francesco cavalcò per la città, e senza fare novità nella terra fu ubbidito in tutto come signore, e si scusò al popolo, che questo avea fatto perocchè avea trovato di certo, che poichè messer Iacopino si vide avere figliuolo, avea cercato di fare avvelenare lui: e che ciò fosse vero o no, tanto se ne dimostrò, che alcuni di ciò furono incolpati e martoriati, tanto che confessarono il malificio, e perderonne le persone.

CAP. LXVII. Come i Visconti tentarono di racquistare Bologna.

Di questo mese di luglio del detto anno, messer Bernabò de’ Visconti di Milano avendo tenuto alcuno trattato in Bologna, credendolasi racquistare, mandò di subito duemila cavalieri e di molti masnadieri di soldo sopra la città di Bologna, e la loro prima posta fu al Borgo a Panicale, e feciono vista d’afforzare loro campo presso a Bologna a tre miglia; poi all’entrata d’agosto si levarono di là e andarono a Budrio, e trovandovi difetto d’acqua, si partirono di là, e posono campo a Medicina tra Bologna e Imola, e là dimorarono attendendo che novità si movesse in Bologna. Lasceremo ora questa gente ch’attende di fare suo baratto, come al tempo innanzi racconteremo.

CAP. LXVIII. Come in Firenze nacquono quattro lioni.

A dì 3 d’agosto nacquono in Firenze quattro lioni, due maschi e due femmine; l’uno si donò al duca d’Osteric, che ’l domandò al comune, l’altro al signore di Padova.

CAP. LXIX. Novità fatte per gli usciti di Lucca.

All’entrata del mese d’agosto del detto anno, messer Arrigo e messer Gallerano figliuoli di Castruccio usciti di Lucca, con quella gente d’arme ch’avere poterono in Lombardia apparirono in Lunigiana, e ivi e di Garfagnana accolsono fanti a piè; e i Lucchesi guelfi usciti da capo si ragunarono e accozzarono co’ figliuoli di Castruccio, e di concordia, trovandosi quattrocento cavalieri e duemilacinquecento fanti, si posono ad assedio a Castiglione, che si guardava per i Pisani. I Pisani avuto l’aiuto da’ Sanesi, con cui erano in lega e compagnia, con settecento cavalieri e seimila pedoni uscirono di Pisa per andare a soccorrere il castello, e a dì 12 d’agosto del detto anno, trovandosi ne’ campi presso a’ nemici, feciono loro schiere. Gli usciti di Lucca, veggendosi il vantaggio del terreno, si feciono ordinatamente loro incontro da quella parte donde li vidono venire. I Pisani si mostrarono di volerli assalire da quella parte, e cominciaronvi l’assalto per tenere i nemici a bada; e cominciata la battaglia, il loro capitano con quella gente ch’e’ s’avea eletta, mentre che d’ogni parte si mantenea l’assalto, girò il poggio, e montò sopra i nemici da quella parte onde venia la vittuaglia agli usciti che teneano l’assedio, e fece questo sì prestamente, che i Lucchesi, ch’aveano assai di buoni capitani, non vi poterono riparare, ma veduto ch’ebbono ch’e’ nemici aveano tolto loro la via del pane, non vidono potere mantenere l’assedio al castello; e però si strinsono insieme, e arsone il campo loro, e ricolsonsi in alcuna parte ivi presso senza potere essere danneggiati da’ nemici; e raccolti quivi, senza alcuno danno di là si partirono salvamente, e valicarono l’alpe, e capitarono nel Frignano, e di là catuno con accrescimento d’onta, senza altro danno, perduta la speranza di tornare in Lucca, catuno tornò a procacciare sue condotte per vivere al soldo, e ’l castello rimase libero all’ubbidienza de’ Pisani.