CAP. L. Come i Provenzali feciono compagnia per vendicarsi di quelli dal Balzo.

Essendo molto assottigliata la compagnia di Provenza, i gentili uomini, ch’aveano lungamente ricevuto danno ne’ loro paesi, avendo preso sdegno sopra la casa del Balzo, e sopra quelli del Delfinato che l’aveano mantenuta loro addosso, si raunarono insieme più di ottocento cavalieri, e corsono sopra le terre di quelli del Balzo, e guastarono di fuori, e nel Delfinato feciono alcuno danno. E se il re Luigi avesse valicato di là, com’avea promesso loro, avrebbono fatte assai maggiori cose.

CAP. LI. Come si pubblicò la pace de’ due re.

Finita la pomposa e vana festa del re d’Inghilterra fatta a Londra, della quale di sopra abbiamo fatta menzione, poco appresso, a dì 8 del mese di maggio, il re di Francia e quello d’Inghilterra in pubblico parlamento feciono pace insieme, e abbracciaronsi e baciarono in bocca: e dissesi, che per buona concordia e buona pace il re di Francia lasciava al re d’Inghilterra la contea di Aghemme, e la Normandia, e la contea di Guinisi, con Galese e le terre che ’l re d’Inghilterra avea acquistate, e che il re di Francia, in fra la festa di tutti i Santi milletrecentosessantotto, dovea avere dati al re d’Inghilterra seicento migliaia di scudi vecchi, e il re Adoardo dovea con tutto suo sforzo riporre il re di Francia in signoria di suo reame. Onde ciò seguendo per fornire l’impresa, il re di Francia mandò messer Giovanni conte di Pittieri suo minore figliuolo, il quale era stato preso con lui in Linguadoca, a procacciare la moneta, con patto ch’alla festa di santo Dionigi dovesse tornare, e rimanere per stadico a Bologna sul mare, tanto che l’altre promessioni e convegne fossono fornite.

CAP. LII. Come il legato del papa pose due bastite a Forlì.

Di questo mese di maggio, vedendo il legato la durezza del capitano di Forlì e del popolo di quella città, che per niuno modo si disviava dal volere del capitano di Forlì, acciocch’e’ s’avvedessono, che senza abbandonare l’assedio la state e ’l verno, il legato era fermo di vincerli per forza, pose tra Faenza e Forlì una grande e forte bastita, ove mise quella gente a cavallo e a piè che bisognava, per tenere da quella parte stretta e assediata la città di Forlì; e appresso ne pose un’altra tra Forlì e Cesena al ponte a Ronco; e nondimeno il campo suo con l’altra oste pose presso alla città, e continovamente cercava d’assalire la terra il dì e la notte. E di tutto questo non parea che ’l capitano e’ Forlivesi si curassono niente, ma spesso il capitano colla giovanaglia di Forlì usciva della terra, e assaliva il campo, e ritornavasi contamente a salvamento.

CAP. LIII. Pace fatta dal re Luigi al duca di Durazzo.

Lungamente era durato lo sdegno che il duca di Durazzo avea portato contro al re Luigi, parendoli male essere trattato da lui; e per questo modo guerra si nutricò nel Regno per la compagnia, e poi per lo conte Paladino, e per gli altri baroni che teneano la parte del duca, di che il Regno era per tutto mal disposto, e’ ladroni multiplicavano, e non v’era paese nè strada che sicura fosse. Avvenne, che morto il conte Paladino e ’l fratello, i baroni cercarono di fare la pace tra’ reali, e il gran siniscalco sopra tutti v’adoperò tanto, che gli recò a buona pace. E del mese di maggio 1358 con gran festa, con tutti i baroni e gentili uomini di Napoli, desinarono insieme al vescovado, e cavalcarono per tutta la terra insieme. E incontanente s’ordinò e bandì, che tutti i forestieri uomini d’arme si dovessono partire del reame, e cominciossi a venire rassicurando il paese.

CAP. LIV. Come si partì la compagnia di Provenza.

Abbiamo innanzi narrato, come il re Luigi era costretto d’andare in Provenza per difenderla dalla compagnia che lungamente l’avea tribolata, e avea richiesti i baroni d’aiuto e i comuni di Toscana, e catuno s’apparecchiava di servirlo ove andasse la sua persona. Avvenne, che per le ribellioni che le comuni di Francia avevano fatte contro al Delfino duca di Normandia, primogenito del re di Francia, e contro agli altri baroni e gentili uomini del paese, i baroni col Delfino furono costretti di fare gente d’arme per la loro difesa, e per offendere le comunanze. E perocchè la compagnia era nutricata e creata al suo caldo e degli altri baroni, per averli presti al bisogno, e mantenerli alle spese de’ Provenzali di qua dal Rodano; a questo bisogno chi mandò per l’una parte e chi per l’altra: e così si partì di Provenza una parte della detta compagnia. E il re Luigi per questa cagione, e perchè mal volentieri si partiva del Regno, sostenne l’andata di Provenza.