Messer Simone Boccanera primo doge di Genova, quando privato fu di sua dignità e cacciato di Genova si ridusse a Pisa, e da’ Pisani cortesemente fu ricevuto, e secondo il suo grado assai onorato; onde per la detta cagione essendo ritornato in Genova, e nello stato suo con la forza di suoi amici e seguaci, a tutto suo podere cercò che il comune di Genova desse il suo favore a’ Pisani, e già essendo entrati in lega con loro, quando il traffico de’ Fiorentini fu levato da Pisa, contro a qualunque navilio con mercatanzia ch’entrasse o uscisse dal porto di Talamone, e da quella a istanza de’ Fiorentini per lo suo consiglio e comune levato, quando vidde il fuoco della guerra appreso, con ogni sua forza e sottigliezza cercava che i Genovesi dessono loro favore a’ Pisani, ma i mercatanti ed altri cittadini a tutti suoi avvisi e sforzamenti s’oppuosono, pure tanto fè, che per deliberazione del comune s’ottenne e statuì che il comune di Genova si stesse di mezzo, e nullo aiuto o favore si desse nè all’uno nè all’altro. Occorse in istanza di tempo, che i signori priori di Firenze e gli otto della guerra scrissono a Francesco di Buonaccorso Alderotti mercatante stato lungamente in Genova, pratico con tutti i cittadini e da loro ben veduto, che conducesse quattrocento de’ migliori balestrieri i più pratichi in guerra che avere potesse a soldo, con un buono capitano o due. Ciò venne agli orecchi del doge, e sotto il protesto della deliberazione fatta per lo comune, che a’ Fiorentini nè a’ Pisani si desse favore, come è detto di sopra, prestamente fè fare personale bando, che niuno potesse conducere nè in Genova nè nella Riviera alcuno balestriere, e simile pena puose al balestriere se si conducesse. Il valente mercatante alle sue spese, sponendosi ad ogni pericolo per zelo di suo comune, se n’andò a Nizza ch’è della contea di Provenza, e qui s’accozzò con messer Riccieri Grimaldi, uomo valoroso e stato in più battaglie campali, e lui solo condusse capitano di quattrocento balestrieri a fiorini sette per balestro il mese, i quali furono tutti uomini scelti e usi in guerra. E per mostrare messer Riccieri che con amore e affezione venia a servire il comune di Firenze, volle che intra il numero de’ balestrieri fossono due suoi figliuoli, e due di Perino Grimaldi, i quali venuti a Firenze, e non trovando verrettoni a loro modo, anche fu scritto per gli otto al detto Francesco, che da Genova ne mandasse dugento casse. Ed essendo per lo detto doge posto grave pena a chi ne traesse del Genovese, il detto Francesco compostosi co’ doganieri, ne mandò subito centosettanta, le quali legate a quattro casse per balla con paglia, e invogliate a guisa di zucchero, e per zucchero si spacciarono alla dogana. Emmi giovato di così scrivere, perchè se onorato fosse chi bene fa per lo suo comune, gli animi degli altri s’accenderebbono a fare il simigliante.
CAP. XI. Come il re di Castella con quello di Navarra ruppono pace a quello d’Aragona, e lo cavalcaro.
Essendo legati insieme, come addietro è detto, lo re di Spagna, con quello di Navarra, con quello di Portogallo, e con quello di Granata, e col conte di Foscì, e con quello d’Armignacca contro il re d’Aragona, del mese di giugno il re di Castella con quello di Navarra, amendue in persona, con cinquemila cavalieri si misono sopra le terre di quello d’Aragona, la quale è lontana a Sibilia per otto giornate, e con sedici galee l’assalirono per mare, avendosi la pace lasciata dopo spalle, facendo grandi e disonesti danni. E avendo il re Piero di Spagna lungo tempo tenuta assediata la città di Calatau, e quelli della città difendendosi coraggiosamente, e non volendosi arrendere loro, lo re con giuramento promise, che se non si arrendessono, ed egli li prendesse per forza, che tutti li farebbe morire: quelli poco pregiando le sue minacce sollecitamente attendeano a loro difesa; infine del mese d’agosto il re per battaglia prese la città e non ricordandosi che i vinti fossono cristiani, incrudelito contro loro a guisa di fiera salvaggia, oltre a seimila cittadini disarmati e vinti fè mettere al taglio delle spade senza misericordia alcuna.
CAP. XII. Come per sospetto in Siena a due dell’ordine de’ nove fu tagliata la testa.
In questo tempo e mese di giugno, Giovanni d’Angiolino Bottoni della casa de’ Salimbeni con altri gentili uomini di Siena, e con certi dell’ordine de’ nove, il quale era posto a sedere, tennono trattato di dovere rimettere l’ordine de’ nove nello stato. Il popolo avendo di ciò odore, e pertanto in sospetto, corse all’arme, e nel furore furono presi un Tavernozzo d’Ugo de’ Cirighi, e uno Niccolò di Mignanello, ch’erano stati dell’ordine de’ nove, e furono decapitati. Il capitano della guardia, ch’era de’ Pigli di Modena, fece tagliare il capo a un frate e a certi altri: e furono posti in bando per traditori Giovanni d’Agnolino Bottoni, e messer Giovanni di messer Francesco Malavolti, e Andrea di Pietro di messer Spinello Piccoluomini, e Cinque di messer Arrigo Saracini, e Francesco di messer Branca Accherigi dell’ordine de’ nove. Poi a dì 3 di novembre il detto Giovanni co’ sopraddetti furono ribanditi, e riposti nel primo stato e onore.
CAP. XIII. Cavalcate fatte per messer Bonifazio Lupo in su quello di Pisa.
Avendo messer Bonifazio Lupo preso Ghiazzano, e predata e arsa la Valdera tutta fuori delle fortezze, volendo più in avanti cavalcare per suo onore e del comune di Firenze, vietato gli fu da’ consiglieri che dati gli erano per lo comune senza mostrarli il perchè. Il valente capitano pregiando più suo onore che la grazia e amore de’ privati cittadini, e non curando i volti turbati, si mise in viaggio con l’oste ordinata per fornire sua intenzione. L’uno de’ consiglieri ito più là nello stato che non portava il dovere scrisse al fratello, ch’era degli otto della guerra, come il capitano nullo loro consiglio volea seguire, e che era uomo di sua volontà, e di mettere il comune in pericolosi luoghi, con dire procurasse fosse onorato com’egli onorava loro. Il che ne seguì, che per operazione del detto degli otto fu eletto per capitano messer Ridolfo da Camerino, e mandato per lui, e che prestamente venisse, mostrando che per le stranezze di messer Bonifazio il comune n’avesse gran bisogno: e tutto che di ciò ne sdegnasse messer Bonifazio nol dimostrò, ma come magnanimo ne fece di meglio. Tornando a nostro processo, messer Bonifazio spregiato il voglioso e poco savio consiglio, e forse malizioso e venduto de’ suoi consiglieri, lasciato Ghiazzano ben fornito e guarnito alla difesa, l’ultimo dì di giugno, arsa e predata la Valdera, con molto ordine cavalcò a Padule, villa ricca e fornita di belli abituri, e predata e arsa la villa prese Castello san Piero, e il mercato a Forcole, e per tre dì soggiornò in quei paesi correndo vicino a Pisa: e in quel tempo presono, arsono e guastarono trentadue tra castella, e fortezze e villate, nelle quali arsono oltre a seicento case, che fu danno quasi inestimabile; e intra l’altre fortezze presono Contro, e dieronlo in guardia a’ Volterrani. Ed essendo la gente grossa de’ Pisani a Castello del Fosso, i nostri vi mandarono e richiesonli a battaglia, ed eglino non s’attentarono d’uscirli a vedere: fu in animo del capitano di combatterlo, ma fallandoli gli ingegni di combattere castella, e vittuaglia, si partì quindi, e puosesi nel borgo di Petriolo, quivi aspettando il nuovo capitano; dove stando, per non tenere la sua gente oziosa, e per non dare respitto a’ nemici, quattrocento tra barbute e Ungari con cinquecento masnadieri, sotto la guardia e condotta di Leoncino de’ Pannocchieschi de’ conti da Trivalle di Maremma soldato del comune di Firenze, fece cavalcare nella Maremma, lunga dal luogo dov’era cinquanta miglia, verso Montescudaio e per que’ paesi, dove trovarono gran preda di bestiame e grosso e minuto, che per l’asprezza del luogo ivi s’era ridotto. I nostri non trovando contasto, fatto gran danno e arsione nel paese, a dì 9 di luglio menarono al campo dodici centinaia di bufole e novecento vacche, vitelle assai, e oltre a mille porci, e altro bestiame minuto assai, il quale sortito tra i predatori, solo messer Bonifazio per sua cortesia fu senza parte di preda, lasciandola a chi l’avea faticata.
CAP. XIV. Del processo della guerra da’ collegati a messer Bernabò.
Di questo mese di giugno, quelli della lega ripuosono il castello di Massa presso alla Mirandola, e lasciatolo ben fornito di vittuaglia e di gente alla guardia contendeano a guerreggiare sollecitamente. Dall’altra parte Anichino di Bongardo con la gente di messer Bernabò ha riposto il castello di Solaro in sul canaletto, che esce del canale di Modena, e fornitolo s’è accampato ivi presso nel bosco facendovisi forte. Il conte di Lando con messer Ambrogiuolo figliuolo naturale di messer Bernabò corsono infino alla Mirandola ingaggiati di battaglia con la gente della lega, ma in que’ tempi che combattere doveano grave malattia prese messer Galeazzo, e, o che così fosse, o che fosse simulata per non si mettere alla fortuna della battaglia, il conte di Lando e messer Ambrogiuolo si tornarono addietro. Il marchese di Ferrara di questo mese tolse Voghera, terra d’oltre a dugento uomini, e Guarlasco e più altre terre. Cane Signore tolse la valle di Sale in sul lago di Garda, e più altre terre e fortezze. Alquanti vollono dire questa essere la cagione perchè il conte di Lando e Ambrogiuolo si tornarono addietro. In queste baratte e volture per operazione del conte di Lando certi conestabili tedeschi ch’erano al soldo della lega, loro caporale messer..... del Pellegrino, in numero tutti di undici, fatta congiura doveano tradire la lega, i quali furono presi, e trovando che ciò era vero furono decapitati.