All’uscita d’ottobre detto anno, messer Ridolfo da Camerino essendo stato principio col suo consiglio e con le savie e sollecite operazioni di sua persona di vincere e riducere i Malatesti all’ubbidienza del legato, ed appresso continovato intorno a’ fatti di santa Chiesa operazioni leali e degne di merito, tanto seppe operare messer Malatesta, ch’era divenuto il più segreto consiglio ch’avesse il legato, che ritornandosi messer Ridolfo da Bologna a Camerino, e capitato nella città di Fermo, invitato da messer Giovanni da Oleggio marchese della Marca, e fattali allegra accoglienza, come ebbe mangiato, prendendo da lui messer Ridolfo congio, fugli detto ch’era prigione, dicendoli messer Giovanni, che ciò gli convenia fare contra suo grado per mandato del legato, e mostrò le lettere che mandate gli avea. Il valoroso cavaliere messer Ridolfo niente per tale presura sbigottito, il fece di presente sapere a’ suoi, dicendo, ciò essere senza niuna sua colpa, e confortando che di lui nessuna minima cura prendessono, e che nè per minacce nè per tormenti, nè per morte che a lui data fosse, nè di loro terre nè di loro giurisdizione dovessono dare per ricomperare la vita sua, e ciò, come cara avessono la grazia sua. I fratelli teneri di tanto uomo, e ubbidienti a lui, con i sudditi loro feciono consiglio, i quali loro offersono quarantamila fiorini i quali di presente impuosono tra loro, e fornirsi di gente d’arme, e intesono a buona guardia, e al legato mandarono ambasciadori per sapere che ciò volea dire. Di tale presura il legato forte fu biasimato da tutta maniera di gente, e quale che si fosse il suo movimento, altro non se ne manifestò che detto sia, ma valicato il mese di sua presura il legato il fè diliberare: messer Ridolfo senza tornare al legato sdegnoso e pieno d’ira e di mal talento si tornò a Camerino.
CAP. X. Del maestrevole processo del legato co’ suoi Ungari in questo tempo.
Era, come addietro è detto, capitano degli Ungari il maestro Simone conte, e il legato avea condotto con tremila Ungari, e gli altri Ungari con alcuna provvisione nutricava: il maestro Simone in segreto con gli Ungari ch’erano di fuori s’intendea e con quelli ch’erano seco, e come era con loro fuori di Bologna gli mantenea quasi in discordia col legato rubando i Bolognesi come nemici, e facea alla sua gente usare parole, nelle quali lodavano messer Bernabò, e dicevano sè essere al servigio suo, biasimando il legato: per tale astuzia si divolgò per tuttochè gli Ungari erano rivolti dal servigio della Chiesa. E continovando la cosa in questa contumacia, e messer Bernabò veggendosi avere fatte disordinate spese nella guerra, e vedendosi al cominciamento del verno, cominciò a cassare de’ suoi cavalieri, i quali nel suo paese s’accoglieano col grido di fare compagnia; e maestro Simone con i suoi Ungari scorreano in preda in guisa di compagnia, senza gravare i paesani come nemici: e nondimeno il legato mantenea l’oste alla bastita di Casalecchio, e mostrava di volere rivocare gli Ungheri a sè per la fede avea avuta dal re d’Ungheria, e mostrava di mandare lettere perchè il re rinfrenasse gli Ungheri, che non trasandassono contro a santa Chiesa.
CAP. XI. Come s’ebbe per i Bolognesi la bastita di Casalecchio sopra il Reno.
Essendo la bastita fatta per l’oste di messer Bernabò sopra il Reno luogo detto Casalecchio lungamente tenuta in grande confusione de’ Bolognesi, avendo per quella tolta l’acqua delle mulina di Bologna, ed essendo presso alla terra luogo forte e ben fornito, facea continua e tediosa guerra infino alle porti. Partita l’oste del Biscione, non potendola i Bolognesi avere per battaglia, l’assediarono, e sopravvenendo i difetti dentro, e non essendo soccorsi da messer Bernabò, furono costretti d’arrendersi, e fatto il patto salvo le persone, a dì 11 di novembre detto anno s’arrendè, e gli Ungari pronti e con più forza la presono, e mostrarono di volerla tenere per loro contro la volontà del legato; e mostrandosi la riotta grande tra il legato e gli Ungari per la bastita, il legato fece venire lettere dal re a maestro Simone comandandoli che rendesse la bastita al legato, e che non si partisse dal suo volere. E fatto questo comandamento la bastita fu renduta a’ Bolognesi, e maestro Simone di nuovo condotto con mille Ungari, e gli altri furono licenziati; e partitisi di là per fare compagnia, arrestandosi tra Bologna e Imola, avendo la vittuaglia dal legato: e fatta questa dissensione, messer Bernabò prese fidanza, e cassò più di sua gente, sicchè al bisogno non potè riparare agli Ungari, come seguendo nostro trattato diviseremo.
CAP. XII. La venuta a Giadra del re d’Ungheria e della moglie.
In questi tempi lo re d’Ungheria non potendo avere figliuoli della reina sua moglie, alla quale portava grande amore, avvegnachè figliuola fosse d’un suo suddito barone, a lui e a tutto il regno ne parea male, che trascorresse il tempo senza speranza d’avere successore e di lui erede nel regno. E la moglie medesima per l’amore che portava al re n’era in afflizione, e ben disposta di fare ciò che piacesse di sè e ch’ella potesse perchè al suo signore non mancasse rede, sentendosi in istato da non potere portare figliuoli, e per questa cagione si disse palese che il re e la reina erano venuti a Giadra, e là dimorarono parecchi mesi facendo edificare un grande e nobile munistero a onore di santo..... nel quale si dicea che dovea con la dispensazione di santa Chiesa entrare la reina in abito e stato monachile, e lo re dovea potere torre altra donna. Se ciò fu vero, l’amore della donna lo vinse, e solo la fama della volontà rimase.
CAP. XIII. La presa di Gello fatta per quelli di Bibbiena, e la compera ne fece poi il comune.
Gello è un bello castelletto presso a Bibbiena a due miglia, e possiede buoni terreni. Messer Luzzi figliuolo bastardo di messer Piero Tarlati l’avea lungo tempo occupato all’abate di Magalona, e rispondevali certa cosa per anno. I fedeli occupati vedendo loro tempo per uscire di servaggio, diedono il castello a coloro ch’erano in Bibbiena per i Fiorentini all’entrata del mese di novembre, e accomandaronsi al comune. Messer Luzzi in questo dì era accomandato de’ Sanesi, i quali mandarono ambasciadori a Firenze, e tanto operarono, che ’l comune a dì 15 di gennaio detto anno per riformagione di consigli diedono a messer Luzzi per compera del castello di Gello fiorini milledugento, ed egli fece consentire all’abate; e le carte fece ser Piero di ser Grifo notaio delle riformagioni del comune di Firenze.