Veramente, in quell'istante, non aveva per l'appunto l'aria di un uomo annoiato. La guardava, sorridendo con una bizzarra espressione, che le ricordò Boboli... quella loro famosa gita!

A un tratto le chiese: — Permettete?... — E s'impossessò della sua mano; voleva veder da vicino un braccialetto di minutissimo lavoro orientale, che cingeva il fine polso di lei. S'indugiò, come se studiasse quell'aurea manifattura.

La sua testa era chinata e prossima al busto di lei. Da lontano, dalla sala da ballo, giungevano gli accordi giocondi, spensierati di un valzer di Marco Sala.

Roberto ebbe un'idea curiosa. Senza lasciar quella mano, chiese alla Contessa: — Dica la verità, non è un pochino in collera con me?

Ella sorrise, poi disse: — Sì. Perchè non siete più venuto a trovarmi?

— Perchè? perchè temevo di seccarla. Perchè io so che è tanto buona e che ella mi trova un... — Si arrestò un momento, poi proseguì: — Ebbene, ha torto! L'accerto che ha torto.

Ella non capiva bene il senso di quella inattesa sortita, non capiva neppure perchè un violento rossore imporporasse la fronte di lui, perchè nei suoi sguardi si accendesse una specie di collera e assieme a questa un'arcana specie di luccicore.

— Come mai potete dir ciò, Roberto. Vi accerto...

— No, lo so, non ha voluto farmi dispiacere. Ma non sono uno sciocco, sa... nè un fanciullo. E solo perchè... No, la lasci stare dov'è, la sua mano.

Ella scosse il capo. — Ma, Roberto...