Un velluto verde cupo cingeva, con audacissima scarsità di taglio, la forte persona, le ànche fortemente disegnate, il busto opulento, dalle arditissime curve. Ella pareva ondulare, sirena, nella spoglia di un serpente.

— Ah! siete qui? — sclamò colla sua voce stridente. — Bravi! è questo il modo di far sciopero? A momenti finisce il valzer. Contessa, si ricordi che il Principe desidera di conoscerla. A proposito, avete visto Luciano Carisi?

Un lievissimo movimento si produsse nella poltrona dietro quella in cui sedeva la contessa Elisa, ma nessuno venne fuori da quel recesso avvolto in una penombra olezzante.

— No? — disse la Duchessa, vedendo che quei due movevano il capo ad un cenno di diniego. — Oh Dio... Dove si sarà cacciato? la signorina Helman lo va cercando. È molto chic nevvero quella signorina? Basta, bisogna che io scappi... Il buffet a momenti, cara Elisa... È un amore, stasera, splendida: badate, Rescuati, è una donna pericolosissima la Contessa; può far a meno di ogni coquetterie... Vi raccomando, in visceribus, se trovate Carisi, mandatemelo... Mi scusate, nevvero, se non mi trattengo?

Lanciò come una freccia l'ironia mordente di quella scusa e s'allontanò rapida, trascinandosi dietro il lungo strascico flessuoso.

Attraversò alcune sale e si fermò sulla soglia d'un salotto da giuoco, popolato soltanto di uomini. Socchiuse le palpebre per meglio acuire il formidabile sguardo e fece una rapida rivista.

— Dzworoff! — chiamò poscia con accento vibrato.

Il giovane buttò le carte sul tappetto verde e corse presso la signora.

— Volete rendervi utile? — gli chiese questa colla sua enigmatica precisione d'accento. Ma non attese risposta: — Andate nel salottino azzurro — proseguì; — c'è della gente che si diverte... Disturbateli; ciò vi divertirà.

Se ne andò senza voltarsi. Sapeva che Sacha avrebbe ubbidito.