Infatti, dopo un secondo d'esitazione, Sacha si diresse verso il salottino azzurro. Ma non potè giungervi subito. Il valzer era giunto alla fine in quel momento e le coppie accaldate si sparpagliavano per l'appartamento ingombrando gli sbocchi.
La contessa Elisa e Roberto erano rimasti immobili, dopo la rapida apparizione della Duchessa. Pareva ch'ella si fosse lasciato dietro un vago indefinibile sgomento, che Elisa tentò dissimulare dietro l'apparenza di una finta contrizione.
— Avete sentito, Roberto? turbiamo l'ordine della festa. Lasciatemi tornare in sala e voi rendetevi utile, mettetevi alla ricerca di Luciano Carisi.
— Grazie tante dell'incombenza. Come se ci tenessi a trovarlo, quel bel poeta colle sue arie tragiche. È un individuo che mi fa ribrezzo...
— Oh Roberto... che parolone!
— Ma sì, sì... — insistè il giovane, alzando la voce e dando sfogo ad un malumore che aveva forse tutt'altra causa. — Ha vista quella sua orribile sposa?... Un uomo che fa un matrimonio simile, nelle sue condizioni, è un uomo che si vende.
Non proseguì.
Un urto violento aveva scosso il pâtè; qualcuno era comparso, ad un tratto, fra quei due, gettandosi contro Roberto.
Roberto si dibattè un istante sotto la cieca stretta di Luciano Carisi. Elisa esterrefatta emise un grido. Quasi nello stesso momento apparve all'uscio la pallida figura di Sacha Dzworoff in cerca del maligno piacere promessogli dalla Duchessa. Senza rendersi conto di ciò che succedeva, ebbe l'accortezza di far rapidamente ricadere dietro di sè l'ampia portiera di velluto, poi corse fra quei due.
— Signori, — gridò — siete in casa d'Accorsi!