Roberto raggiunse un istante la Contessa.

— Ebbene! — disse questa, sforzandosi a sorridere.

— Ho parlato con Geri. Accetta. Propone Guido San Firmino.

— Ah! E giudica... crede?

— Che domani Carisi manderà i secondi. Passerò da lei domani.

— Sì. Intanto siate calmo, nevvero?

— Altro che! — diss'egli ridendo. — Ma lei non si inquieti. Non è nulla. Anzi, è una cosa da prendere in ischerzo.

— Sicuro! — diss'ella e tentò di ridere. Ma lo sforzo fu così visibile ch'ella dovette sedere su una poltroncina vicina per riaversi alquanto.

L'orchestra ricominciava a suonare. Una nuova coppia passò rasentandoli. Il Principe di Hetzengenfeld dava il braccio a Marina Negroni e le parlava sommessamente. Ella era in bianco, pallida, correttamente splendida. Ascoltava ad occhi bassi le parole del suo compagno. Alzò gli sguardi freddi e luminosi solo quando fu davanti a quei due. Li fissò un momento, ma non tradì nè con una parola, nè con un batter di palpebra l'impressione ricevuta dall'aspetto dei loro volti. Rispose, in tedesco, con perfetta calma d'accento, ad una domanda testè fattale dal Principe.

Il ballo procedeva allegrissimo, sempre più animato e brillante. La Duchessa, come sempre, pareva infondere nei suoi convitati una febbre di vivacità e di brio. Solo verso le tre, qualcuno disse vagamente ch'era accaduto qualcosa tra Carisi e Rescuati.