— Anch'io, Roberto, vi voglio tanto bene.

La voce moriva, incolore, sulle sue labbra.

— Sì — diss'egli, balzando in piedi e con un atto quasi iroso, — mi vuol bene... lo so, come a un figlio!

Senza attendere, nè avere risposta, prese a passeggiare in su e in giù pel salotto. Parlava ora concitatamente del suo duello, di quanto aveva combinato con Serristano; questo, quest'altro colpo. Aveva frequentato la scuola di scherma; parlava colla sicurezza di un buono scolaro, col sangue freddo di chi è sicuro del fatto suo.

Ella ascoltava, pallida e in silenzio.

A un tratto, Roberto, cessò di parlare. Girellò ancora più volte pel salotto, toccando distrattamente libri e gingilli.

Poi con un piccolo brivido nervoso si fermò e disse come a malincuore: — Sono stanco!

— Lo credo. Non avrete dormito molto stanotte?

— Affatto. E l'altra notte e la notte avanti, avevo fatto tardi al Club.

Prese il suo cappello, per congedarsi. Ma invece s'indugiò irrequieto; poi sedette sur una chaise longue, che gli era vicina.