— Va bene così?
Egli era già mezzo assopito. Riaperse le palpebre un istante per mandare alla Contessa uno sguardo affermativo, pieno di languido benessere, mentre la bocca aveva un sorriso vago, quasi infantile. Poi si addormentò.
Elisa stette immobile, ritta, accanto a lui, guardandolo.
Un grande silenzio regnava nel salotto. Si udiva da lungi l'eco affievolito dei pochi strepiti di via S. Gallo e il sordo ronzìo di un moscone, smarrito nei labirinti di seta e di trina, fra le doppie cortine applicate alla finestra.
Il respiro del dormente era sì lieve che la Contessa si chinò, per udirlo meglio, mentre un pensiero imperlava di sudore la sua fronte. Lentamente, inconsciamente, s'inginocchiò al suo fianco.
Così sentiva il suo respiro. Vedeva, tranquilla nel sonno, la poderosa forma dai nobili e fini contorni. Il volto era idealmente bello... le parve più bello del solito, con quel lieve pallore di stanchezza, colle labbra socchiuse sul lucido smalto dei denti, e appena ombreggiate all'alto da un disegno più che da una forma di bruni mustacchi. Attorno alle lunghe palpebre calate si allargava più diffusa l'ombreggiatura delicata, così suggestiva di confusi sensi di passione e di sentimento...
— Dio! — mormorò Elisa — com'è bello!...
Non l'aveva mai veduto così bello, non aveva mai compreso come in quell'istante la poesia ed il fascino di una giovane e maschia bellezza!
Pensò ciò che sarebbe quel volto improntato di un carattere tragico, in un sonno più greve, nel sonno che...
Balzò in piedi, con un senso folle di raccapriccio e per un istante il suo seno non ebbe respiro.