Scosse il capo, ridendo. Scacciò quell'impressione; poi, di nuovo, s'immerse nella contemplazione del dormente.
Sì, era bello... Una festa per gli occhi quel suo aspetto, un calore pel cuore la sua compagnia, la sua gioventù, la giovanile allegria del suo carattere, delle sue parole. Ah! Dio, era stato crudele per lei!... Non le aveva dato nessuno ch'ella potesse amare così, come Tecla amava suo figlio. Pure, anche per lei Roberto era un oggetto di inesprimibile affetto, ormai! Certo, ella soffriva ora come se egli fosse stato un figlio suo, in pericolo di morte.
Poichè era veramente in pericolo di morte, dopo tutto. Un momento, un colpo mal parato, una mossa abile di Carisi... Ah maledizione! Ma perchè, perchè?... E quegli sciagurati, Serristano e gli altri, che non avevano saputo impedire, che discutevano il modo di far ammazzare quel ragazzo... E tutto ciò... per una parola, un'inavvertenza! Ah non poteva... non doveva essere!
Ebbe un impulso frenetico di far qualcosa, qualunque cosa, per stornare il pericolo. Mille confuse suggestioni si urtarono nel cervello di quella donna. Scrivere a Serristano, avvertir la Questura, telegrafare a Tecla. Ma tosto, per una inevitabile reazione di buon senso, sentì quanto tutto ciò fosse impossibile.
Erano ancora i fantasmi della terribile notte insonne da lei passata, le insane idee che un istante arrecava e l'altro metteva in fuga. Sorrise con una beffarda ironia di sè stessa.
No, la legge mondana voleva così; il pregiudizio, la voce pubblica. Se non si batteva, Roberto sarebbe stato un vigliacco. E non lo era... no... non lo era! Andrebbe sul terreno e in modo degno di lui, del suo nome, dell'amore di... sua madre.
Con uno strano impulso di orgoglio, si chinò ancora su di lui, frenando un subito desiderio di accarezzare quella giovane fronte.
Certo, l'avrebbe protetto il sangue freddo che ella aveva sempre rilevato nel suo contegno, quella padronanza di sè stesso che gli era propria e che pareva tutto propiziargli, tutto semplificare attorno a lui. Quella calma gaja dell'esistenza ch'egli pareva quasi comunicare anche a lei, mettendo come un riposo, un ambiente più aerato nella gravità complicata dei suoi pensieri e delle sue abitudini. Ah com'era mutata, in realtà, la sua vita, dacchè Roberto aveva cominciato a frequentar casa sua! Che raggio di sole, di gioventù aveva portato con sè! Qualcosa di così nuovo, di sì fresco... si dolce...
S'arrestò ad un tratto, nella mente di quella donna, l'irruenza di quei pensieri. Le parve notare che Roberto non dormisse più quietamente, come poc'anzi.
Così era. Il giovane si moveva di frequente: come se stesse a disagio. Lievi contrazioni agitavano i suoi muscoli e non andò guari che le sue fattezze assunsero un'espressione angosciata. Evidentemente, lottava con un incubo.