Forse per l'inconscio sforzo d'una reazione, si destò ad un tratto. Balzò a sedere, aprendo due occhi sgomentati. Lo sguardo errò torbido, incerto per la sala, per fissarsi poscia, coll'espressione di chi trova uno scampo, sulla contessa Elisa.
Colle mani calde, tremanti, afferrò quelle di lei.
— Oh! son qui... È lei... Domani, nevvero?... domani?
Ella non parve avvertire la confusa angoscia di quella frase. Gli disse solo dolcemente:
— Siete qui, Roberto, da me, con me...
Egli era al tutto desto ormai, e aveva raccapezzate le sue idee. Diede in un piccolo scoppio di riso.
— Oh, curiosa! Niente, sa? Un sogno, una sciocchezza...
Elisa aveva in quel frattempo liberata una delle sue mani dalle strette di Roberto, e tolto dal cuscino il fazzoletto, lo andava passando dolcemente sulla fronte del giovane, bagnata di qualche stilla di sudore. E l'amorosa voce, tremante, sussurrava quiete, ilari parole di conforto e di rimprovero. Certamente, aveva sognato. Bella cosa, turbarsi così per un nonnulla!...
Egli ebbe ancora un piccolo brivido, subito vinto. Era stato terribile quel nonnulla. Ma era passato. Egli era lì, ora... con lei.
Senza lasciare la destra d'Elisa, afferrò l'altra mano di lei, quella che teneva il fazzoletto, e di nuovo le strinse entrambe nelle sue. Poi sollevò il volto ed i loro sguardi s'incontrarono da presso. Ella, pallidissima, solo intenta a velare l'intima angoscia di quegli istanti, lasciava che l'animo suo parlasse dentro i suoi occhi, pieni di immensa tenerezza. Ed in quelli di lui era una ineffabile espressione di gratitudine e di fiducia, insieme ad una indecisa, patetica forma di appello...