Lentamente, come sopraffatto dall'intensità delle lotte segrete ch'egli aveva sino a quell'istante saputo dissimulare, Roberto chiuse gli occhi, e, a guisa di uno stanco fanciullo, posò il capo sul petto della Contessa. Lo sguardo di quella donna ebbe lo smarrimento vago di un'estasi. Ella non si risentì nè si ritrasse. Tacque. Ma, sotto il morbido rialzo del seno, i violenti battiti del suo cuore giungevano all'orecchio di Roberto.
— Ah!... — mormorò questi, quasi inconsciamente, — morire... non sarebbe niente. Ma così... nevvero?...
— Così... — sussurrò Elisa, come un'eco lievissima, involontaria.
Ci fu una lunga pausa, di quella pace, di quel silenzio. Niente altro.
Lentamente, come lo aveva chinato, Roberto rialzò il capo. La stretta delle mani si sciolse. Egli si alzò e si allontanò. Elisa non lo trattenne.
Roberto si recò alla finestra, e, sollevate le cortine, guardò a lungo nel giardino. Dal caminetto, dalla pendolina rococò, che tante gaie ore di colloquii aveva noverate colla sua voce argentina, venne ora l'accento dell'ora tarda, quasi serale, che doveva separare quei due.
Egli tornò indietro e prese il cappello.
— Le cinque, nevvero? Come sono venute presto! Serristano mi aspetterà a casa.
— Certo, — disse lei — e vi sgriderà, perchè non avete seguito il suo consiglio.
S'arrestò... Sentiva di non potersi più fidare del suono della propria voce. Ed era sì pallida ormai, durava a reggersi in piedi una fatica così evidente che Roberto ebbe la subita intuizione di ciò che quella donna soffriva per lui. Un lampo di fiero, beato orgoglio passò nei suoi occhi, ma nel suo cuore destossi in pari tempo una nobile e generosa pietà.