— Ha ragione — disse dolcemente. — E Serristano pure. Vado a casa a riposarmi davvero. Ma, anche lei, deve promettermi d'esser buona. Non voglio che si senta male... sa?
Una bizzarra metamorfosi della situazione pareva aver subitamente invertite le circostanze. Era il giovane ora che, colle parole e cogli sguardi, infondeva in lei il coraggio e la calma, ella che subiva l'impero del sangue freddo di lui.
— Dunque — insistè Roberto — sarà buona?
Elisa chinò il capo, docilmente.
— A rivederci — diss'egli in tuono lieto.
— A rivederci.
Simultaneamente, diedero un rapido sguardo circolare attorno a loro, sulle pareti, alle cose del salotto.
Egli proseguì: — Saprà subito, naturalmente, domani. Vedrà che tutto avrà un lieto fine. Verrò subito a vederla.
— Certo... l'aspetto.
Egli prese la mano di lei e curvandosi la baciò. Era l'atto solito e cortese in cui egli sapeva mettere tanta grazia di omaggio. Senonchè stavolta in esso parve riassumersi l'appassionata riverenza, tutto l'ardore di gratitudine e di adorazione che irrompevano in quell'istante nel cuore del giovane. Ella comprese il significato di quel bacio. E quella mano, così baciata, scese poscia lenta con un gesto di sublime benedizione, sulla testa chinata di Roberto.