D'un balzo, Elisa fu allo scrittoio, ne strappò la lettera destinata a Tecla.
Con un breve, rauco scoppio di risa la gettò nel caminetto, sulla brace incandescente. La lettera si contorse dapprima senza ardere, con degli scatti di vipera ferita a morte. Poi si avvolse d'un denso fumo bianchiccio, poi, con un subito lampeggiar di fiamma, si accese. Oh! lo splendore di quella vampa, di quelle lingue di fuoco che mordevano la carta, che cancellavano quelle parole...
E allora bruscamente, improvvisamente del pari, qualcosa, un'altra luce, un'altra fiamma, divampò nel pensiero di Elisa. Qualcosa ch'era nella sua gioia, oltre la sua gioia, che rivelava al suo pensiero tutto un fatale mistero di sè stessa, che spiegava tutte le complicazioni dell'agonia ch'ella aveva vissuta nelle ore scorse. Nella mente, nell'animo si fecero strada una certezza, un istinto irrecusabili. Ella si dibattè un istante contro lo sgomento supremo di quella rivelazione, si rifiutò al terrore di quel vero, spietato, incalzante! Ma solo un istante. Comprese a un tratto, brutalmente, che ella amava Roberto, e come lo amava.
— Ah! — gridò — misera me!...
***
Verso le cinque di quello stesso giorno, invece di Roberto si fece annunziare dalla contessa Elisa il marchese Geri di Serristano. Elisa ebbe un secondo di terrore. Che c'era di nuovo? Perchè lui, anzichè Rescuati?
Serristano la rassicurò. Roberto era in realtà lievemente ferito ad un braccio. Pel sorvenire di un piccolo accenno di infiammazione e solo per misura precauzionale, il dottore aveva ordinato qualche giorno di letto.
Strano a dirsi; la Contessa provò quasi un senso di sollievo, udendo che non avrebbe avuta occasione di veder subito Roberto. Il cuore ha talvolta di questi bizzarri controsensi; li ha più spesso che non si creda.
Elisa ascoltò con attenzione il particolareggiato racconto del duello. La vertenza era stata esaurita secondo le regole della più stretta cavalleria. Erano state bene interpretate le consuetudini e rigorosamente osservate; i due giovani s'erano condotti benissimo. Non era stato un duello facile; l'irritazione visibile di Carisi e la sua valentia di schermidore napoletano (era allievo di Parise) lo rendevano formidabile per l'inesperienza del giovane Rescuati. Ma questi aveva a suo pro un mirabile sangue freddo, e si era felicemente giovato delle sue cognizioni tecniche, rendendo all'avversario, pel colpo d'avambraccio ricevuto, un buon colpo di bandoliera.
— Ma non grave... speriamo — disse vivacemente la Contessa.