— Oh no! per fortuna. Un mesetto di cura e basta. E non è per cagion sua se non si è buscato di peggio. Si sarebbe detto che ci teneva a farsi accoppare... Forse ci teneva, per l'appunto.

— Povero giovane! — mormorò Elisa.

— Le prime trattative — continuò Serristano — dimostravano in lui l'intenzione che il duello avesse luogo in condizioni assai più gravi. E se le cose avevano potuto assumere un'indole più mite, non era difficile attribuirle all'intervento di una volontà benefica e... femminile.

— Ah! — sclamò Elisa — la duchessa d'Accorsi!

Subito si morse le labbra e una confusione penosa si fece palese sul suo volto.

— Cioè, — mormorò — non voglio dire... è una mia supposizione...

— No, — disse Serristano, sorridendo — è per molti, come per lei, un convincimento, che non manca di una base plausibile... Si può sbarazzarsi con spirito di un passato che non ha più ragione d'essere, e in pari tempo adoperarsi perchè di questo passato non rimanga il corollario di una tragedia. Ora, la curiosità pubblica sarà eccitata dalla probabilità della rottura delle nozze di Carisi.

— Ah! ella crede?...

— Lo desidero per Carisi. Il conte Rescuati ha espresso, nella frase sfuggitagli, l'opinione che sta in fondo a tutte le coscienze oneste. E la duchessa d'Accorsi assume facilmente delle gravi responsabilità.

Elisa tacque un istante. Poi disse, come se parlasse a sè stessa, anzichè a Serristano: