— L'amore è sempre una responsabilità.

L'accento di Elisa era sì grave, ella pareva sì profondamente assorta nel senso di quelle parole che Serristano la guardò meravigliato. Ella, che non soleva mai parlare di queste cose.

— Certo... — ripetè Elisa come un'eco, — se ama davvero.

Ancora, nella sua voce sommessa, vibrava la peculiare, inesplicabile coloritura dell'accento.

Serristano pensò un istante: — Cosa c'è in quella voce? Una curiosità o un segreto?

Dopo un momento, s'alzò per congedarsi.

— La contessa Rescuati — gli disse Elisa — non è ancora stata informata dell'accaduto. Il suo delicato stato di salute e la cognizione di alcune sue opinioni personali sul duello ci hanno dissuasi dal recarle sì grave scossa. Ma io credo di poter esprimere in suo nome il sentimento d'altissima gratitudine che ella, edotta del fatto, proverebbe per chi, come lei, ha, in così grave circostanza, sì amorevolmente assistito suo figlio.

Serristano si chinò commosso: — Non ho fatto che il mio dovere. So di dovere a lei, Contessa, l'onore di essere stato scelto a padrino del conte Rescuati, e di cuore ne la ringrazio, poichè il suo consiglio mi ha procurato la compiacenza d'essere utile ad un giovane tanto simpatico e che ha saputo condursi tanto bene in questa prima e difficile prova.

Essa chinò il capo, assentendo. E sul suo volto si diffuse una subita misteriosa bellezza, un non so che di ideale, che parve trasfigurarla. Non pensava a sè in quel momento, pensava solamente a Roberto.

Ancora Serristano chiese a sè stesso: — Ma cos'ha quella donna?