Questo aveva soltanto: l'amore!
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Fu per tutta Firenze un grande avvenimento questo del duello fra Rescuati e Carisi, e ne accrebbe non poco la simpatia di cui già godeva il primo. Da qualche tempo in qua, il poeta montanaro aveva spiegato un carattere nuovo e sgradito, un fare beffardo, diverso dall'antica spigliatezza, che gli aveva conciliata dapprima tanta benevolenza. Lo spirito suo s'era mutato in critico e mordace, e bisognava stare attenti, quando si parlava con lui, per non farsi canzonare. E il suo progettato matrimonio, benchè non unico esempio di transazioni poco consentanee ad un vero sentimento di dignità e d'indipendenza personale, benchè alcuni trovassero, in qualche basso fondo delle proprie segrete aspirazioni, un sospiro d'invidia pei vantaggi materiali di esso, non era certo tale da conciliare a Carisi l'aperto plauso dei più. Che fosse opera della Duchessa, ciò non meravigliava guari. Anzi... era consono al suo carattere. Anche dopo aver spezzati i vecchi trastulli, ella si divertiva talvolta a serbare una certa tal quale giurisdizione sui rottami e a disporne a suo grado. Era anzi una delle sue speciali prerogative, e convien dire ch'ella avesse una straordinaria e prestigiosa abilità per coonestare la sistemazione di oggi coll'accaduto di ieri, poichè le cose finivano sempre coll'accomodarsi in un modo ovvio, ragionevole, vantaggioso insomma; quasi onorevole. Ed era tanto tempo che le cose camminavano così per quella privilegiata fra tutte le donne!
Il torto marcio l'aveva avuto lui, Carisi, con quella sua improntitudine di saltar fuori, così a sproposito, dal suo nascondiglio!... C'era; poteva starci quieto sino alla fine, invece di disturbare la gente a quel modo. Lo doveva pur sapere cosa pensavano di lui e del suo matrimonio! Ed era imperdonabile di esser rimasto senza appalesarsi, celato in quel terzo di pâtè traditore, testimonio indiscreto di un colloquio, (oh... la Duchessa aveva detto delle cose tanto carine, a questo proposito!) un colloquio che pareva assai bene avviato... E quella scenata in casa della Duchessa e quell'accanimento così sragionevole!... Mentre invece Rescuati era stato addirittura splendido. I padrini suoi e di Carisi n'erano rimasti incantati: Carisi stesso aveva resa giustizia all'inappuntabile contegno del suo avversario. Insomma, era un coro di lodi e un trasporto generale di simpatia e Roberto aveva toccati tutti gli onori della giornata.
Speroni era, s'intende, a capo degli entusiasti. Già, l'aveva consigliato lui, benchè in forma non ufficiale. In realtà l'aveva seccato a morte coi suoi frivoli consigli, ma, ora che le cose erano andate bene, s'intende che il merito era suo. Infatti fu lui a proporre una piccola unione e sottoscrizione di amici per festeggiare il battesimo d'armi di quel caro Bertino, con un punch d'onore da Giacosa.
La peregrina idea fu accolta con plauso, e riescì una cosa piacevolissima... per gli amici. Ma non da Giacosa ebbe luogo la geniale e chiassosa riunione, bensì nel piccolo appartamento occupato da Roberto in via dei Serragli. L'eroe della festa non poteva uscir di casa. La sua ferita, benchè già chiusa, s'era fatta rossa assai, e un gonfiore s'andava levando attorno alla cicatrice. Il braccio era dolente e doveva esser recato ad armacollo. Il medico volle che Roberto rimanesse a letto, poichè s'era dichiarata un po' di febbre. Nel salotto attiguo alla camera da letto, e accanto all'immenso bol fiammeggiante, Speroni si investiva della sua duplice parte di iniziatore della festa e di rappresentante del festeggiato. Era un chiasso indiavolato, e Roberto avrebbe volentieri mandati al diavolo quegli allegri compagni, immemori del mal di capo che gli martellava le tempie. Non gli parve vero quando se ne andarono, rinnovando strette di mano, proteste d'ammirazione d'amicizia. E il male è che promettevano di tornare, alla spicciolata, per tener compagnia a quel simpaticone di Roberto. Ma il buon volere della gaia brigata si urtò l'indomani nel veto assoluto del medico, che esigeva pel malato la calma e la solitudine. S'era dichiarato un flemmone al braccio ferito.
La sera stessa del giorno in cui aveva avuta da Serristano la relazione del duello di Roberto, la contessa Elisa aveva mandato il suo vecchio Andrea a prender notizie del conte Rescuati. E così di seguito sera e mattina, per parecchi giorni, sino a che le giunse il referto di questo flemmone... Quel nome le fece un senso bizzarro di terrore. Si ricordò di un domestico di suo padre, che, in seguito appunto ad un flemmone, era stato gravemente malato. E una grave lotta cominciò nel suo cuore, già tanto travagliato.
La luce improvvisa che s'era fatta nell'animo suo l'aveva profondamente sconvolta. Ella si dibatteva in un mare di terrori e d'angoscie, dalle quali la sollevava solo a volte ed artificialmente l'illusione di essersi ingannata, o la determinazione presa con una specie di energia disperata di annientare coll'opera, col fatto, colla propria azione sull'animo suo l'effetto di quella funesta rivelazione... No... non sarebbe... perchè non doveva, non poteva essere! Ella vincerebbe prontamente quella inesplicabile, quella fatale debolezza, che l'aveva colta a tradimento! A volte un rossore profondo saliva alle sue gote, un'indignazione contro sè stessa le mordeva il cuore nel rimorso della sua imprudenza, nella coscienza della sua fiacchezza, nella derisione di ciò ch'ella aveva creduta la sua invulnerabilità! Sì, ella aveva passata una quasi intera esistenza scevra di passioni, di pericoli, nella calma austera d'un ambiente esclusivamente intellettuale, nello sprezzo tacito ed intimo di tutto ciò che si attiene al disordine, all'eccesso dei sentimenti, alla sregolatezza delle passioni, per giungere poi ora, in ritardo, tanto fuor di luogo, fuor di tempo... a soffrire così... in quel modo sì inatteso, sì terribile e, dopo tutto, sì inutile!
Poichè a lei il sacrificio soltanto parve l'ultima parola di quella sciagurata scoperta. Non pensò ad altro...
Iddio fa un dono immenso ad una donna quando le dà, per angioli custodi, il criterio ed il buon senso. Ma, quando la fatalità, l'imprudenza, ovvero la purezza stessa di questa donna, l'hanno esposta ad un pericolo ch'ella non ha saputo prevedere e ch'è più forte di lei, allora... oh, allora gli angioli custodi diventano due carnefici e i più spietati, che vendetta divina possa aver mai messi a fianco d'una umana esistenza. Con questi carnefici ella era dunque alle prese, quando una lettera di Tecla venne a vieppiù turbare l'animo suo.