— Oh! Oh! — esclamò Speroni un giorno in cui, uscendo dalla portineria ove era stato a chieder notizie di quel caro Roberto, si imbattè, sulla soglia, colla contessa Elisa; la quale era tranquillamente avviata, non alla portineria, ma verso le scale.

La Contessa non faceva mistero alcuno delle sue visite. Non osservò neppure l'aria stolidamente attonita di Speroni, nè la mossa incerta ed imbarazzata colla quale egli la salutò. Aveva fretta di salire quel giorno; il riferto d'Andrea non l'aveva al tutto soddisfatta, e sapeva che il medico deciderebbe dell'opportunità di operare il flemmone. Salutò con evidente distrazione, e salì.

Speroni la lasciò salire. Attese un istante per vedere se, avute informazioni più immediate dal domestico di Roberto, sarebbe ridiscesa. Attese a lungo anzi, con una gran paura che la Contessa ritornasse subito.

Ma no... Trascorse quasi un quarto d'ora, ed egli cominciò a gongolare. Una soddisfazione sincera ed ignobile si dipinse sul suo volto... Ora, era certo del fatto suo. Ma che toupet aveva quella donna!

Speroni amava far visite. Era ciò che gli inglesi chiamano a lady's man, un uomo da signore. L'espressione è bizzarra e da noi assumerebbe troppa varietà d'aspetti per essere facilmente adottata. Nel caso di Speroni, per esempio, avrebbe definito un uomo che della società delle signore avesse esclusivamente assorbite e fatte sue tutte le piccole viltà, le piccole cattiverie, i piccoli ignobili accanimenti che potessero mai, per avventura, lievemente adombrare lo splendore complessivo del carattere femminile, considerato da tutti i lati del poliedro.

Perciò Speroni provò subito un bisogno immenso di trovarsi fra delle signore e di farle divertire un pochino. Se si scandalizzavano, erano delle sciocche; se arrossivano, delle ingenue; se ridevano, delle donne di spirito. Se qualche volta toccava un'aspra o ben azzeccata risposta, rideva anche lui, ch'era un uomo di spirito alla sua volta. E, ad ogni modo, la novità era in corso e per merito suo.

Quel giorno cominciò a far visite ad ore impossibili e siccome ad ognuna non dedicava che poco tempo, quello necessario per narrare la sua «novità» e raccogliere il primo fiore dei commenti che suscitava, è facile credere ch'egli fornì in quel giorno una discreta carriera di visite. Erano solo le cinque e mezzo quando giunse da Mrss Glengham e in tempo pel suo five o clock tea.

Mrss Glengham era un'americana ultramilionaria alla quale non conferiva troppo l'aria circolante per tutta quanta l'atmosfera del Nuovo Mondo. Era un'aria troppo vibrata per i suoi polmoni, malati, poverini! La duchessa d'Accorsi le aveva accordata la sua protezione, e l'aveva sovvenuta dei suoi consigli sul modo da seguire perchè la società fiorentina aiutasse la buona signora a sbarazzarsi d'una incomoda pletora di quattrini, i quali non avrebbero forse, sul luogo della propria origine, osato mostrarsi sì bellamente alla luce del sole.

Aveva già dato parecchi gran balli, dei pranzi di gala e delle soirées intime, alle quali gli invitati si divertivano immensamente; anche un pochino per le toilettes della padrona di casa e per gli spropositi che le facevano piacevolmente dire in italiano. Si divertivano assai delle malinconiche passeggiate, alla ricerca di un cantuccio quieto, del padrone di casa. Mr Glengham non capiva una parola di italiano, e aveva il «porter» malinconico e amico dell'ombra. Lo si trovava ordinariamente a cose finite, addormentato su un divano, o anche sotto qualche tavolo, d'onde poi era difficilissimo il persuaderlo ad uscire.

I five o clock teas di Mrss Glengham erano sempre molto frequentati. Quel giorno, c'era folla. C'era la duchessa d'Accorsi colla figlia, della quale si diceva ormai con molta insistenza che fosse davvero invaghito il Principe regnante di Hetzengenfeld; invaghito al punto di pensare sul serio a sposarla! Ah se faceva questo la Duchessa, se ci arrivava... chi avrebbe potuto negarle l'omaggio di una sconfinata ammirazione?