Di nuovo ella rise, con uno sguardo enigmatico.
— No, non sono più in collera.
Egli si mosse, coll'evidente intenzione di andarla a ringraziare più da vicino; ma ella aveva ripigliata la penna, ed il piccolo cric cric metallico ricominciava sul foglio che stava davanti alla Duchessa. Dino non osò disturbarla.
Solo dopo una buona diecina di minuti, essa gli rivolse la parola.
— Ordinate il mio landeau, per le quattro. E oggi venite a cavallo alle Cascine. L'americana, con Fitz Maurice. Badate meglio all'attacco. Ieri, sul Piazzone, Poniatowski ha osservato qualcosa. Almeno in questo, siate irreprensibile.
— Farò quanto potrò. Stasera, alla Pergola, nevvero?
— Non so se ci andrò. Passate in prima sera. Oggi ho la visita all'asilo, alle tre.
— Devo venirvi a prendere?
— Venite... se volete. Aspetterete; perchè non so quando riescirò a sbrigarmi dalle suore. Ora andate, mio caro, ho un monte di faccende.
Egli obbedì... A malincuore, ma obbedì. Se ne andò chiotto, chiotto, senza ch'ella lo accompagnasse col saluto dello sguardo. Non lo reclamò, non voleva irritarla. Trovava d'essersela cavata a buon mercato, a paragone delle altre volte. Avrebbe dovuto invece impensierirsi di quella nuova indulgenza.