— Ma io ci sono sempre, Roberto; non scappo mica. Fra qualche giorno verrete a trovarmi, e riprenderete la vostra vita solita. A proposito, sapete che siete l'eroe del giorno? Vi preparano delle ovazioni. Sarete perseguitato dall'entusiasmo generale, non vi lasceranno in pace.

— Mi pare ch'ella canzoni alquanto, cara Contessa, — disse placidamente Roberto.

— Ma che, — protestò Elisa, — non canzono affatto. Ve ne accorgerete. E bisogna che vi spicciate di tornare all'onor del mondo. Il carnevale è agli sgoccioli.

— Come... è già finito il carnevale?

— Quasi; era breve quest'anno. Ma è stato brillantissimo. Lo pensavo sempre quando mi trovavo alla sera ad una festa: se ci fosse Roberto...

— Ah! pensava... Allora dunque pensava a me anche quando era nel mondo, quando non era qui?

Sul volto di lui era un sorriso tenero e beato, e la guardava con una espressione, involontaria forse, ma che a lei faceva sempre l'effetto di un brusco richiamo all'idea di un grande pericolo e di un grande dovere.

Ella sentì un moto più rapido dei battiti del cuore. Ma si attenne al sistema adottato. Ignorare...

— Certo, rispose semplicemente — Perchè no?

E prese a narrargli, col suo fare sciolto e quieto, i particolari delle ultime feste, quanto aveva in esse attirata l'attenzione dei curiosi. Il pettegolezzo non era il suo forte, ma ella sapeva, narrandolo, dare all'episodio di società un colore originale e divertente.