Strinse le tempia fra le mani... Le parve che una mano brutale, con un colpo subitaneo, la denudasse tutta da capo a piedi, in mezzo ad una piazza ingombra di una moltitudine.

Pensò disperatamente:

— Ma come? come?

Si ricordò ad un tratto di una circostanza. La San Terenzio era intrinseca di zia Balbina. Le due signore mantenevano un nutrito carteggio a proposito di buone opere, di predicatori e simili. Sì, ora si ricordava senza equivoci, senza incertezze. Da qualche tempo in qua, le San Terenzio la trattavano con molta freddezza. Quella mattina stessa avevano, (non c'era dubbio ormai) evitato il suo incontro.

Zia Balbina era stata informata da loro. Certo ella alludeva a Roberto! Ma interpretando sinistramente la familiarità, l'amicizia...

Si arrestò, nella foga stessa dei suoi pensieri. Una voce si levò nella sua coscienza e ripetè come un'eco beffarda:

— Amicizia?

Ma dunque... si parlava di ciò, dunque quello ch'ella credeva il suo segreto era invece il segreto delle signore San Terenzio, di tanti, di tutti... Dunque credevano ch'ella fosse...

Mille piccole futili circostanze a cui non aveva posto mente, che aveva disprezzate, nell'assorbimento della sua nuova esistenza, le tornarono ad un tratto, inesorabilmente, vive al pensiero. Le visite diradate degli amici, una indefinibile e pur sentita alterazione nel modo in cui le parlavano gli uomini, certi sguardi curiosi in cui la riverenza solita era come attenuata da una curiosità ironica, nuova, certi sguardi di signore... Non ne rammentò uno, speciale, velenoso, pieno di ironia, che le aveva rivolto pochi giorni prima la Duchessa d'Accorsi.

Per un momento fu intollerabile l'angoscia di quella misera. E veramente terribile per una donna che, pur avendo scordato per un istante il mondo ed i suoi giudizii, li conosce e sa cosa possano. È terribile il sentirsi ad un tratto, a torto od a ragione, in balìa del mondo e dei suoi giudizii!