Ella scosse il capo.

— No... no... Nulla, vi accerto.

Ma egli era convinto... Prese la lettera di zia Balbina. Era caduta a terra; la gettò sul tavolino accanto alle altre, cacciandole tutte quante in un fascio.

— Così... — disse. — E nuovamente si rimise come prima, trattenendo le mani che cercavano debolmente di ritirarsi, cercando colla pietà, coll'amore dei suoi sguardi, gli sguardi smarriti che volevano e non potevano fuggire.

— Perchè è così triste? Era così contenta un momento fa... E ora... cosa è accaduto? chi le ha dato pena? perchè non vuol dirmelo?

La voce aveva un tremore sempre più accentuato, una tristezza sempre più dolce, più incalzante.

— Oh, parli, dica, posso far qualcosa? Perchè non mi vuol dire? perchè mi nega la sua confidenza? E lo sa pure, lo sa che io le sono tanto grato, che io le voglio tanto bene!

Oh ella lo sapeva... Ella aveva ravvisata tardi, ma finalmente l'indole della simpatia, della gratitudine che Roberto aveva per lei. Si sentiva amata da lui, da quegli che ella adorava. E per un secondo una gioia intima, acuta le innondò il cuore. Ma tenne il capo chino, stette immobile, padrona di sè, sotto la carezza inebbriante di quella voce, di quelle parole, obbedendo al crudele ammonimento d'un supremo istinto: «Se alzi il capo ora, se rispondi in questo minuto, sei perduta.»

Non si perdette... la calunnia non divenne una verità.

Roberto l'amava; ma era inesperto della passione. Non comprese... non seppe...