Parlava disinvolta e senza il menomo imbarazzo, come se tutto ciò fosse la cosa più semplice, più ovvia di questo mondo. Nè la fisonomia, nè l'accento tradivano la menoma emozione: la sua bellezza glaciale pareva già educata all'impassibilità serena di una sovrana. Non era mai stata molto espansiva, neppur con Elisa; ma Elisa, guardandola ora e udendola, provava come uno stringimento al cuore. Quell'immensa calma non era nuova in Marina; ma in quella novità di circostanze, nell'entità dell'avvenimento, pareva ad Elisa ch'ella assumesse un significato strano e inammissibile. Nel cuore suo era una indefinita tormentosa lotta d'incertezze; ma non mai, neppur pel più lieve spiraglio, Marina, nel corso della conversazione, diede campo ad una spiegazione, ad una domanda. Solo quando fu in piedi per accomiatarsi, Elisa trovò ad un tratto, in un parossismo di angoscia che si tradiva nel tremito della voce, nell'alterazione della fisonomia, il coraggio di una domanda: — Sei felice? — Colta all'improvviso, Marina trasalì. Un lampo d'ira passò nei suoi occhi, qualcosa come un odio, una bieca meraviglia. Ma subito si spense. — Si, — disse ad alta voce.
— Lo ami? — insistè Elisa — lo ami? — sempre con quel cieco istinto di dover dire, premunire. Una immensa pietà di quella fanciulla s'era levata impetuosa, risoluta, nel suo cuore.
— Certamente, lo amo — ribattè Marina con una quieta determinatezza. Ma la menzogna appariva visibile nel moto stesso delle labbra. Con un vago senso di terrore Elisa pensò al suo passato, al giorno in cui s'era fatta sposa al conte Serramonti, alla strana realtà che aveva ad un tratto squarciato il velo delle sue caste ignoranze, e che non aveva ad ausiliario, a scusa... a ragione nulla più del convincimento del dovere ed un ragionato senso di stima e di omogeneità intellettuali. E ora, ora soltanto intuiva, comprendeva che tutto ciò era stato un sacrilegio e stava per compierlo anche Marina, quell'inconscio sacrilegio.
— Marina, — le disse, con intensità profonda di sentimento — sei risoluta, lo vedo... Ma pensaci, per pietà, pensaci ancora. A un'altra non direi così... Ma io ti voglio bene... ti ho sempre voluto bene, ho sempre desiderato la tua felicità.
— Lo so, — interruppe tranquillamente Marina — più volte mi ha dato prove del suo interessamento. Si è adoperata anzi più volte per procacciarmi un collocamento. E allora... non le pareva necessario che io ci pensassi tanto per prendere una risoluzione, nevvero?...
Sotto l'ironia crudele di quell'allusione, Elisa si sentì di fronte ad un nuovo, inatteso ostacolo. Marina le appariva sotto un nuovo aspetto... un aspetto che non aveva mai sospettato in lei.
— Marina, — le disse, con la serietà dolorosa di un animo che si sente ferito a un tratto da un'ingiustizia e da un'ingratitudine — in tutti quei casi... tu avresti potuto amare. E ora? interroga il tuo cuore, Marina, interroga tutta te stessa.
Davanti al puro e chiaro sguardo di Elisa si abbassò quello audace e aggressivo della fanciulla. Ella non osò ripetere la sua menzogna.
— Ora, — disse tranquillamente, — la cosa è decisa, io ne sono contentissima... Non sia in pena per me, Contessa; questo matrimonio colma tutti i miei voti, e quelli di mia madre. Tutto a questo mondo non si può avere. E l'amore. Oh! l'amore!...
Ebbe un bel riso perlato in cui suonava un amarissimo scherno.