— Ci crede, lei, all'amore? — soggiunse poi accostandosi ad Elisa, e piantandole in faccia uno sguardo quale Elisa non aveva mai conosciuto nell'occhio di quella fanciulla. Qualcosa, un impulso misterioso e irresistibile costrinse la Contessa a rispondere gravemente:
— Sì!
Di nuovo nella bocca di Marina stridette il piccolo riso cristallino.
— Ah! Contessa, meglio tardi che mai! nevvero?
Un grande pallore coperse il volto di Elisa, un pallore sì intenso che Marina stessa ne rimase un istante sgomentata.
Ma la contessa rimase immobile e quieta. Poi come dal profondo del cuore, dal profondo di un abisso di dolori e di lacrime, la risposta venne involontaria, precisa:
— No, Marina, meglio mai che tardi!....
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Marina non replicò. Stettero mute un istante, raccolte ognuna nell'intensità delle proprie angoscie. Così erano state un'altra volta nel salotto della Contessa, quel giorno in cui Marina era venuta a chieder ragguagli sul duello di Roberto. Ma allora non sapevano! Ora sì, sapevano, e forse in quel momento ebbero pietà l'una dell'altra!...
Quando ricominciarono a parlare, il colloquio parve avere ad un tratto ritrovate le antiche basi calme e cordiali. Elisa non reiterò i suoi consigli e nessuna allusione venne fatta agli intimi sentimenti di entrambe. Marina diede tranquillamente le notizie di quanto si atteneva alla circostanza, ai progetti di viaggio, ecc.