— Ah! davvero! Me ne spiace.

Un sorriso stranamente equivoco schiuse le labbra di Ginevra. Ella si appressò con una mossa confidenziale, di compagna, alla poltroncina di Elisa.

— Quella cara Contessa! Misteriosa sempre! sempre avvolta di un velo di poesia. Ah!... la comprendo... sa!... più di quanto ella creda. Per quanto ciò le sembri strano, forse audace da parte mia, ho sempre avuta l'intuizione, che, un giorno o l'altro, fra noi dovesse esistere un'intesa più intima, meno superficiale di quanto lo concede la nostra esistenza così agitata, così frivola... A volte, non ho mai osato dirglielo; poichè ella vive in una sfera tanto superiore alla mia. Ma se sapesse quanto ho pensato all'isolamento della sua vita, del suo cuore....

La Duchessa seguiva attentamente sul volto di Elisa le tracce delle sue velate insinuazioni. Non invano era sì subdola e sì crudele. Voleva sapere e sapere da lei.

Poichè era in dubbio; un dubbio curioso. Ella aveva bensì, senza mai formulare un'accusa precisa, scatenata la calunnia sui passi di quella donna; ma in fondo, per conto suo, non era sicura. Sapeva, lei, ciò che il mondo bene spesso ignora, cioè che si può lottare vittoriosamente anche con una passione vera, che spesso le apparenze ingannano, anche nel senso del male, che ci sono delle anime schiave di un principio, di un ideale di altera purezza, e per le quali, come per l'ermellino, l'idea della macchia è più dura... più crudele della morte stessa.

Elisa sentiva l'oppressione incalzante di quella volontà imperiosa. Un ipnotismo pareva costringerla a subire il fascino malvagio di quello sguardo.

Ginevra le si era fatta presso ora, assai presso. Il suo sguardo dardeggiava vicino, intollerabile. La mano della Duchessa accarezzava con un gesto furtivo, pieno di simpatia felina, la povera mano di Elisa. E un sorriso dolce, quasi amoroso pareva dire alla misera: — Suvvia, dunque, tradisciti; non vedi che son qui, che so, che voglio, che devi dirmi il tuo segreto?

— Ella ha sofferto!... sì, deve aver sofferto tanto! — continuò Ginevra. — Il mondo non le sa queste cose. Pure, è tanto naturale. Ci sono delle fatalità, oh... così dolci, nevvero? E la vita è così breve, così pochi i compensi delle sue amarezze. E certi spauracchi, che spaventano le anime timide, insufficienti, non bisogna curarsene... mia cara amica. La questione è tutta lì, dominare o essere dominata. E lei, dopo tutto, è libera, è uno spirito forte, superiore a tante meschine considerazioni. La società si contenta di così poco, in realtà... basta una piccola, oh... una così piccola dose di savoir faire, per assicurarsi la sua indulgenza, la sua simpatia, anche nelle questioni che riguardano noi... il nostro povero cuore.

Fu intollerabile per Elisa l'umiliazione di quell'istante. Comprese ciò che quella donna voleva dire, ciò che implicava la benevolenza del suo consiglio, l'allusione tacita che creava fra loro un'analogia... che le metteva entrambe, per un momento, allo stesso livello!

E tosto, un istinto, un orgoglio la sovvenne liberandola da quel fascino abbietto.