— Può essere. Credo infatti di dover recarmi a Foligno presso mia zia.
— Come? perchè? — interruppe Roberto. — Ma se non mi ha detto niente!
La frase gli era sfuggita imprudente... e la Duchessa l'aveva colta a volo. Si volse verso Elisa, ridendo:
— Ha udito, mia cara Contessa? Non bisogna fare così... non bisogna mancare di confidenza verso gli amici. Vede cosa succede quando si vogliono tener per sè i segreti! Capita una stordita come me, che li tradisce ingenuamente, senza pensarci. Perchè, sicuro... non dovevate saper niente, voi, Rescuati! E adesso che ci penso... chissà che malanno ho fatto... eh, tra voi due?
— Nessun malanno — rispose tranquillamente Elisa. La Duchessa ha detto nulla più di quanto avrei tosto annunziato io al conte Rescuati, nonchè a quanti amici miei avessi veduti quest'oggi.
— Ma è deciso, proprio deciso? — chiese ansiosamente Roberto, avvolgendo la Contessa d'uno sguardo di sì calda ansietà che la Duchessa strinse alquanto, dietro le labbra sorridenti, quei tali larghi denti sì atti al morso.
— Oh non dica che è deciso — supplicò Ginevra. — Speriamo che la zia si rimetta in salute, che non si effettui questa fuga. Marina sarebbe impicciatissima se non avesse i suoi consigli pel corredo.
E s'alzò con una specie di grazia brusca, con un sorriso sagace e malizioso, come di persona memore ad un tratto che la sua presenza può essere inopportuna.
— No, cara, no! — rispose ad Elisa, che, pur alzandosi di scatto e simultaneamente a lei, mormorava qualche frase cortese. — Non posso trattenermi davvero: ho venti visite da sbrigare, s'immagini! E questo matrimonio mi dà un da fare! Marina è così felice che non pensa a nulla! E potete immaginare se lo sono io! Contuttociò, pensate che fra un anno posso essere nonna. Orribile, n'è vero? Beata lei, cara Contessa, che non corre di questi pericoli, che si conserva così bella, così fresca, di persona, di cuore, di sentimenti, di affetti, di sensazioni...
Le parole piovevano alate, leggere, in un'onda di chiacchiere amichevoli, colla volubilità, la grazia di un'effusione quasi tenera. Ma così talvolta percuote la grandine, a chicchi piccini piccini, un povero fiore, e lacera i lembi delicati dei suoi petali.