Roberto tacque, mordendo il pomo della sua mazza.

Poi, con un accento quasi smarrito, fioco, dolcissimo: — E io? — chiese.

La Contessa strinse le mani rigidamente. Le strinse così... per trattenerle, perchè non cingessero, appassionate, in un folle trasporto, il collo di Roberto.

Sorrise e gli disse:

— Oh! non vado mica via per sempre. Per un poco, così... Tornerò, mi scriverete... Andrò forse anche in campagna o da vostra madre e ci vedremo ancora presto.

La sua voce era tremante, ed ella cercava di farla risoluta e gaia, lottando anche contro un malessere fisico che l'invadeva.

Ma Roberto non era persuaso.. E colla crudeltà cieca, che è talvolta indivisibile dall'amore, insisteva, con quello sguardo, con quell'accento sempre più dolci, più teneri.

— Ma lo sa, lo sa pure ch'io non posso... che ho tanto bisogno di vederla!... che voglio vederla sempre; che non potrei vivere senza di lei!

Elisa volle ridere. Il riso indulgente di chi oda una gustosa corbelleria. Ma nella sua gola, subitamente stretta da uno spasimo, il riso, chiaro dapprima, assunse un suono sibilante. Si fe' persistente, convulso, mentre il corpo era scosso da violenti contrazioni e la testa si riversava come quella d'una morta sulla spalliera della poltroncina, mentre gli occhi assumevano uno sguardo fisso e indeterminato.

Roberto non aveva esperienza di ciò che era, in realtà, nulla più che un semplice attacco nervoso.