Era realmente spaventato, non sapeva che fare. Gettatosi in ginocchio al fianco di Elisa, le stringeva le mani, la chiamava, scongiurandola a dirgli cos'avesse, cosa volesse. Ma ella rideva sempre, senza udirlo, senza vederlo, dibattendosi; solo un istante fra due scoppi di quel riso pauroso, fra il gorgoglio di frasi indistinte, egli udì, mormorato come un appello, come uno scongiuro, il suo nome...

Balzò in piedi. La guardò. Erano soli, ella era incosciente. Qualcosa, un'onda di sangue parve salire alla fronte di lui, qualcosa di simile al terrore di sè stesso che l'aveva assalito durante l'ultima visita di lei in casa sua, come infermiera. Per un minuto, come allora, larghe goccie di sudore imperlarono la fronte di Roberto, una confusione, un'onda di sensazioni lo scossero profondamente, in un rimescolìo di tutti i suoi buoni e cattivi istinti. Ma non invano s'alzò suprema un'altra voce, un senso di rispetto, di gratitudine, d'onore! Non invano il sangue freddo di lui reagì alla sua volta. Egli si mosse di là, andò dov'era il campanello elettrico e premette risolutamente il bottone.

Al domestico che giunse frettoloso: — La signora si sente poco bene. Chiamate la cameriera — disse il giovane.

Quasi subito, Elisa ricuperò la coscienza di sè stessa, e con un brusco repentino atto di volontà si riebbe. Volle alzarsi, in un impeto inconsulto, ma Roberto la trattenne.

— No, no, si riposi.. Si è sentita male, nevvero? Ma non è nulla. Ho suonato... verrà la cameriera. Non si agiti, la prego, per farmi piacere!

Ella ubbidì come una bambina a quella voce sì cara. I suoi nervi s'acquietarono. Sorrise e chiuse gli occhi, senza pensare a nulla, nel fascino di quella sollecitudine, nell'incanto di quella preghiera, in quella specie di assoluta prostrazione di forze che la toglieva tuttora alla responsabilità di sè stessa.

La cameriera entrò in fretta, sgomentata, recando dei sali. Ma Elisa s'era già riavuta, la piccola crisi era passata.

***

Due settimane passarono e la contessa Serramonti non era partita.

Aveva assistito al grande ultimo ballo in casa d'Accorsi, aveva veduta Marina, a fianco del suo fidanzato, ricevere gli omaggi di tutta la società, con una calma e una dignità che avevano formata l'ammirazione universale. Era di una bellezza squisita, più marmorea, più olimpica che mai. Il Principe era evidentemente sotto l'impero di un fascino e la sua vecchia faccia di soldato ad oltranza aveva dei luminosi riflessi di orgoglio; il suo busto si ergeva, dando alla persona una marziale rigidità di posa, quando il suo sguardo s'incontrava in quello limpido, grave della sua fidanzata. Si sussurrava di doni favolosi, di feste splendidissime che si preparavano nella piccola capitale in cui egli avrebbe condotta la fanciulla che il suo capriccio imponeva quale sovrana all'arcigna aristocrazia del suo piccolo regno.