— Perdonatemi. Sapete che muoio e siete così belle, la vita e voi!

La salutò e se ne andò bruscamente. Ed Elisa non la vedrà mai, mai più quella pallida faccia, sulla quale ella sola, Dio sa da quanto tempo, aveva letta poc'anzi la espressione di un sentimento vero, di un sincero rammarico, non camuffato di sarcasmo mendace.

Poichè egli morì quindici giorni dopo, quasi inaspettatamente e con moltissimo spirito!

Ella era rimasta sola per un momento al posto dove Sacha l'aveva lasciata. La sua fisonomia recava visibile la traccia della recente eccitazione. Ma le parve ad un tratto d'essere investita da una corrente d'aria fredda. Si voltò e vide che l'aveva raggiunta la padrona di casa.

Ginevra pareva contemplarla ironicamente.

— Ebbene — le disse — ha messo in fuga anche il mio povero Sacha?...

Era una sofferenza quasi intollerabile, per Elisa, il suono di quella voce stridente. E il solo aspetto di quella donna pareva fugare, irridere quanto nel cuore era il senso esclusivamente suo della vita, del dolore, di tutto ciò che è umano.

Stava per rispondere, ma Ginevra non gliene lasciò il tempo.

— Ah! come è stata carina di non mancarmi stasera; non me ne sarei mai data pace. Ecco Berto Rescuati che viene in cerca di lei.

Il giovane veniva infatti in cerca di Elisa, e la Duchessa, con un sorriso discreto, si mosse per andar via. Ma tornò indietro un momento solo per dire: — A proposito, cara Contessa, la zia è completamente ristabilita, nevvero? Quanto ne sono lieta!