Ma la sfilata ricominciava in quel punto, ed egli dovette rimettersi in via senza voltarsi. Dietro quel feretro, camminava lento, grave, colla gioia senza freno di ciò che gli era parsa una rivelazione suprema... una confusa, una appassionata confessione!... E Sacha se ne andava davanti a lui, verso il sepolcro che aveva tanto paventato, nel gelo eterno che fiamma d'amore non discioglie!... E la contessa Elisa, nel suo nascondiglio, palpitava smarrita... inebbriata, con un solo pensiero, un solo istinto!... Roberto.

Collo sguardo folle, inebbriato anch'esso, seguiva nella sfilata il passo di Roberto. Di Sacha, morto, non si ricordava certo, in quell'istante, ma ancora alle sue orecchie, come un inno sonoro di gioventù, di felicità, vibravano quelle parole giustificatrici... assolvitrici di tutto: Siete tanto belle voi e la vita!

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Quando giunse a casa, erano le undici e mezzo. Appena entrata udì una novità. Che, in assenza sua, un'ora prima, era giunta una signora che il portinaio, nuovo di casa, non conosceva.

La signora aveva detto di mandare alla stazione a ritirare due bauli. Intanto aspettava in sala.

Elisa, entrando, si trovò davanti a zia Balbina.

— La montagna non veniva verso di me, ed io son venuta verso la montagna, — le disse tranquillamente la degna signora. — Spero che andremo subito a far colazione. Ho un appetito formidabile, mia cara Elisa!

XIII.

Per alcuni giorni non vi furono spiegazioni.

La zia Balbina non aveva accennato comechessia ai perchè della sua venuta, non aveva neppure alluso alla sua lettera, rimasta senza risposta. Era venuta per dar battaglia, ma si limitava per ora a studiare il terreno.