Non c'era nulla per Elisa, e zia Balbina chiese il permesso di aprire le due lettere venute per lei. Si ritrasse a leggerle presso la finestra.

Roberto approfittò di quella mossa per sedersi vicino alla contessa Elisa, e scambiare qualche parola con lei a bassa voce, naturalmente, per non disturbare la leggitrice.

— Oh... guarda Elisa, — escì a dire improvvisamente la zia Balbina. — Mi scrive l'avvocato per quell'affare che sai... la lite coi Montestano. Bisogna che io parta uno di questi giorni.

Chinò di nuovo sulla lettera il suo sguardo sagace. Ma questo aveva già fatto bottino di quello involontario, raggiante che s'erano scambiato in quell'attimo Elisa e Roberto. Già ella aveva veduta la subita alterazione del volto di sua nipote.

Finalmente! pensò, chiudendo con diligenza la lettera che non era affatto del suo avvocato e che non la chiamava per nulla in luogo alcuno.

Miserabile, lo stratagemma. Ma era riuscito. Ora poteva parlare ad Elisa.

***

Calmissime, entrambe.

La zia Balbina era in funzione. Già da dieci minuti il suo dito s'addentrava sapientemente nella piaga.

— Capirai che giudico per conto mio, senza preoccuparmi delle ciarle altrui. Sei mia nipote e tanto basta. Ma non avrei mai creduto che potesse nascere la necessità di tutelare il decoro di una donna della tua età e del tuo senno, di fronte ad un... scusami, monello di quella specie.